Libreria G. Traverso - Vicenza

Nuove uscite e Notizie dal mondo del Libro

ESTATE, I NOSTRI TOP DA LEGGERE IN VACANZA

Ovunque si parli di libri in queste settimane si sono stilate classifiche riguardo ai consigli di lettura per l'estate. Questa volta ci siamo messi in gioco anche noi ed allora senza aspettare gli altri o ricopiare elenchi che non ci rispecchiano, ecco le nostre proposte:

Resto qui, Marco Balzano, Einaudi
L'acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Sul fondale si trovano i resti del paese di Curon. Siamo in Sudtirolo, terra di confini e di lacerazioni. E' la storia di Trina e della sua famiglia, della guerra e del dopo guerra, della costruzione della diga che inonderà le case e le strade, i dolori e le illusioni, la ribellione e la solitudine. Una storia civile e attualissima, che cattura fin dalla prima pagina.

Educazione, Tara Westover, Feltrinelli
In questo memoir l'autrice ha trovato il coraggio di raccontare la sua storia, una giovane cresciuta per 17 anni in una famiglia di mormori estremi, senza essere registrata all'anagrafe, senza andare a scuola. Tara come autodidatta si è iscritta all'università e si è laureata. Scrivere questo libro, "sostenuto dalla famiglia da parte di mia madre, mentre chissà se gli altri familiari l'hanno letto", così racconta, è stato un modo per dare voce a quell'aiuto che lei avrebbe voluto ricevere.

Un gin tonic per la mamma. Diario di una madre sfinita, Gill Sims, Fabbri
Ellen oggi compie trentanove anni. I buoni propositi per il suo immediato futuro comprendono "lezioni di yoga avanzato", educati "club del libro" in cui è di rigore fermarsi al primo bicchiere di vino, e scambi di moine ai giardinetti ". Ellen ha due bambini di sei e otto anni, e la sua ambizione è quella di diventare una scintillante mammina modello. Ma l'obiettivo continua a sfuggirle, assomiglia di più a una "mission impossible" che deraglia al primo ostacolo. Perché si sa, la vita in famiglia non è tutta rose e fiori.

Heidi, Francesco Muzzopappa, Fazi
Hotel da incubo, Malattie imbarazzanti, Non sapevo di essere incinta e Sepolti in casa non bastano. Ormai la tv chiede sempre nuovi format, sempre più paradossali, sempre più surreali. Succede anche in Videogramma, un'azienda di contenuti in cui da anni lavora Chiara, trentacinquenne milanese, direttrice casting, single, irrisolta, piena di paure e ossessioni. Il nuovo capo, detto lo Yeti, chiamato anche per operare dei tagli, costringerà tutti i dipendenti a proporre format innovativi, pena il licenziamento immediato. Ma la situazione per Chiara si complica quando suo padre…

Il lido, Libby Page, La Nave di Teseo
Rosemary ha ottantasei anni e ha vissuto per tutta la vita a Brixton, ma ogni cosa che Rosemary conosce e a cui è affezionata sta inesorabilmente cambiando, soprattutto il lido, una piscina all'aperto dove adora nuotare ogni giorno, entrato nelle mire di uno speculatore immobiliare per farne una nuova area edificabile. Kale ha vent'anni, si è appena trasferita a Brixton e si sente terribilmente sola, scrive cronache tutt'altro che indimenticabili su un quotidiano locale. Ma quando le viene assegnato un reportage proprio sull'imminente chiusura del lido, non ci vorrà molto perché Kale..

Volevamo andare lontano, Daniel Speck, Sperling& Kupfer
Julia, giovane e brillante stilista tedesca, sta per affrontare la sfilata che potrebbe finalmente coronare i suoi sogni. Ma, proprio ora, il passato torna a cercarla nei panni di uno sconosciuto che sostiene di essere suo nonno. Dice di essere il padre di quel padre che lei ha sempre creduto morto, e le mostra la foto di una ragazza che potrebbe essere Julia stessa, tanto le somiglia, se solo quel ritratto non fosse stato scattato sessant'anni prima. Proprio a lei, oggi, viene chiesto da quel perfetto estraneo di ricucire uno strappo doloroso, di ricomporre una famiglia che non ha mai conosciuto.

La scomparsa di Stephanie Mailer, Joel Dicker, La nave di Teseo
Il 30 luglio 1994, la sera dell'inaugurazione del festival teatrale, la cittadina balneare di Orphea, viene sconvolta da un efferato, quadruplice omicidio. L'indagine viene affidata ai due agenti Derek Scott e Jesse Rosenberg, che nel giro di qualche mese risolvono il caso, subendo però una serie di tragiche conseguenze che condizioneranno le loro vite e le loro carriere. Vent'anni dopo la giornalista Stephanie Mailer scompare misteriosamente ad Orphea dopo aver comunicato a Jesse, in procinto di andare in pensione, di essere a conoscenza di informazioni importanti che potrebbero riaprire quel caso.      
                                                                   

Divorare il cielo, Paolo Giordano, Einaudi
Teresa ha quattordici anni quando conosce i ragazzi. Anche quell'estate è partita col padre per passare le vacanze nella tenuta della nonna a Speziale, che confina con una masseria, abitata da persone che i vicini considerano "gente strana". Teresa, un po' alla volta, estate dopo estate, entrerà sempre più a fondo nella vita singolare di quella piccola comune, ai loro sforzi per realizzare il sogno di un'esistenza completamente autogestita nel rispetto assoluto della natura e dell'ambiente. Fino all'estate fatidica in cui, ormai alle soglie della maggiore età, il suo amore per Bern esplode con una forza sconosciuta.

Le persiane Verdi, Simenon, Adelphi
Beh, Simenon non è solo uno scrittore, è una fede.

Sabbia Nera, Cristina Cassar Scalia, Einaudi
Mentre Catania é avvolta da una pioggia di ceneri dell'Etna, nell'ala abbandonata di una villa signorile alle pendici del vulcano viene ritrovato un corpo di donna ormai mummificato dal tempo. Del caso é incaricato il vicequestore Giovanna Guarrasi, detta Vanina, trentanovenne palermitana trasferita alla Mobile di Catania. Districandosi tra le ragnatele del tempo, il vicequestore svelerà una storia di avidità e risentimento che tutti credevano ormai sepolta per sempre, e che invece trascinerà con sé una striscia di sangue fino ai giorni nostri.

Il segretario di Montaigne, Luca Romano, Neri Pozza
Francia, XVI secolo. In piena guerra fra cattolici e calvinisti, Jean-Marie Cousteau, un ex capitano di cavalleria leggera, chiede ospitalità a un castellano. A riceverlo è un uomo interamente abbigliato di bianco e nero, con un pizzetto ben curato e uno sguardo intelligente e curioso: è il filosofo e scrittore Michel de Montaigne. Deciso a chiudere per sempre con il passato, implora Montaigne di prenderlo come contadino o come guardia, ma al occorre, piuttosto, un bravo, onesto e leale segretario che si occupi, sotto dettatura, delle pagine dell'opera cui sta lavorando, i Saggi.

Non esistono buone intenzioni, Katarzyna Bonda, Piemme
Un bel thriller avvincente e convincente, che per temi, ambienti e personaggi può legittimamente ricordare Nesbo.

Buone letture, grazie ai suggerimenti di Bepi, Franca, Valentina, Cristina, Giovanni e Filippo

QUANDO I FUMETTI ABBANDONANO LE PAROLE

Si può parlare di fumetto anche quando manca la sua parte testuale? Questo quesito è alla base di molte riflessioni in merito alla definizione di fumetto stesso e ciò che lo differenzia dalla semplice illustrazione. Ovviamente la narrazione e la storia fanno la differenza, ma non solo. Come spiegava il fumettista e critico Scott McCloud nel suo manuale Capire il fumetto – L’arte invisibile, risalente al 1993, a definire il fumetto non è l’abbinamento di immagine e parola: la sua essenza è la sequenzialità, ovvero l’accostamento di immagini in relazione l’una all’altra, intervallate dal famoso “gutter”, lo spazio bianco che si pone tra due vignette e che rappresenta un passaggio di tempo, di prospettiva, di logica. Una definizione prestata da Will Eisner, ricordato anche come colui che ha inventato il romanzo a fumetti (graphic novel): secondo entrambi gli autori, il compimento della nona arte non risiede in altro che questo.

I fumetti wordless sono quindi delle storie che si “leggono” come tutti gli altri fumetti, anche se non hanno parole, dialoghi o didascalie di alcun tipo. Se da un lato questa è una tendenza molto forte nella letteratura illustrata per l’infanzia, lo stesso sta accadendo a livello internazionale nel fumetto. Il titolo che ha aperto la strada per questo genere sperimentale è L’approdo di Shaun Tan, Tunuè 2016: la forza di questo libro risiede, oltre alla carica emotiva della storia di separazione e migrazione, nell’alto livello delle illustrazioni.
È questa una caratteristica fondamentale dei silent book: il disegno riempie la pagina come se si trattasse di un’opera d’arte e abdica ai segni della lingua per lasciare all’immagine il compito di sopperire questa mancanza.

L’incomprensibilità del linguaggio non a caso è il nodo per interpretare la grandezza di questo titolo: Tan, che è di origine asiatica, ma nato e cresciuto in Australia, ha inventato per questo libro un idioma sconosciuto che il protagonista si trova a decifrare, specchio del mondo immaginifico in cui sbarca. Molto di questo successo è dovuto soprattutto all’influenza orientale, soprattutto di Cina, Coree e Tawain, dove i fumetti hanno una storia parallela a quella europea e nordamericana.
La casa editrice Oblomov di Igort ha il merito di aver portato le opere e il talento di Zao Dao (Il soffio del vento tra i pini e Carnet Selvaggio) in Italia. Zao Dao (nome d’arte che significa “riso precoce”) è infatti già considerata una gigante dell’illustrazione e del fumetto, sebbene abbia poco più di vent’anni e provenga da un piccolo villaggio cinese, Kaiping. La maggior parte dei manhua cinesi è pubblicata soprattutto a Hong Kong, a Taiwan e nella Cina continentale.
Per esempio, Crystal Kung, nata in Cina ma residente a Taipei (Tawain), è un giovane talento dell’illustrazione e dell’animazione. Il suo fumetto muto Il piccolo vagabondo (Bao Publishing, 2018) condensa i due aspetti della sua carriera, l’abilità di sintesi di inquadrature e montaggio insieme all’attenzione al dettaglio e soprattutto ai colori, alle atmosfere, che rendono questo libro una storia simile a una favola.
Al centro, neanche a dirlo, c’è il senso dello smarrimento, in patria ma anche in viaggio, e il senso dell’incomunicabilità. Ma i fumetti muti non sono prerogativa della cultura orientale, anzi le grandi novità editoriali di questo ambito riguardano anche alcuni autori europei, di cui la Eris Edizioni ha curato la pubblicazione: Cappuccetto Rosso Redux e Babylon di Danijel Žeželj, fumettista croato ma trapiantato negli Stati Uniti, e Prosopopus del francese Nicolas De Crécy.

In questi autori la modalità wordless permette al lettore di entrare in mondi differenti, con atmosfere a metà tra il sogno e l’incubo: che sia il bosco maledetto di Capuccetto Rosso o una metropoli distopica, il disegno di per sé risulta sufficiente a ricreare un intero universo. Tali opere ci ricordano l’esperienza di essere stranieri in una terra sconosciuta, nello stato primordiale di chi si trova a comprendere ciò che esperisce attraverso lo sguardo e ad abbandonare la propria fede incrollabile nel linguaggio. Per conoscere la realtà, la parola non sempre serve, anzi può essere utile spogliarsi dalle riflessioni intellettuali e tornare a fidarsi della propria vista, come se ci immedesimassimo nei panni di un animale metropolitano. Sia Žeželj che De Crécy sono riconosciuti come maestri della narrazione a fumetti, e anche in questo caso, come per i colleghi d’Oriente, dimostrano che l’elemento costitutivo del fumetto è l’immagine, raffinata alla sua estrema potenza, come a dirci che le parole talvolta possono risultare ridondanti. Fatto confermato dall’editor Gabriele Munafò, direttore editoriale di Eris Edizioni: “Per noi non è una discriminante il fatto che i fumetti abbiano parole e dialoghi o no. Amiamo il racconto per immagini e ci interessa scoprirne i percorsi possibili.
È estremamente interessante, quindi, che questi autori abbiano deciso di tentare una narrazione per immagini pura” I fumettisti italiani non hanno esplorato molto questa modalità, forse anche a causa della reticenza del mercato editoriale e del pregiudizio che fino a qualche anno fa pesava sul fumetto come genere. Solo un grande disegnatore, spesso sconosciuto in Italia al di fuori degli appassionati, si è permesso di percorrere la strada del fumetto muto: si tratta di Federico Bertolucci, che insieme allo sceneggiatore francese Frédéric Brémaud, in arte Brrémaud, ha dato alle stampe la serie Love (Edizioni BD). Avendo come protagonista il mondo animale, la scelta di rinunciare al linguaggio risulta forse inevitabile, riportando però l’attenzione sull’estremo talento del disegnatore, ma anche dello sceneggiatore.
Come nel cinema, non tutta la scrittura è fatta per essere esplicita.

MUSICA DURANTE LA LETTURA: SCEGLIERE QUELLA GIUSTA

Alcuni non si fanno problemi ad ascoltare heavy metal durante una lettura impegnativa, altri ancora esigono assoluto silenzio durante la lettura o lo studio. E dire che, se scelta bene, la musica può creare un sottofondo ideale per la concentrazione, capace anche di creare l’ambiente adatto e amplificare le suggestioni derivate da un buon romanzo. L’idea di questo articolo nasce da qualche consiglio pratico per quei dischi in grado di creare la migliore atmosfera per il momento della giornata dedicato ai libri. Importante è avere bene in mente che sarà il libro il protagonista e che, pertanto, la musica dovrà essere solo un’ideale compagna. Non temete di scegliere generi musicali lontani dalla vostra sensibilità e cercate di evitare canzoni orecchiabili e/o cantate: il linguaggio musicale è più immediato e attirerà la vostra completa attenzione.
Meglio se la selezione musicale si concentrerà su strumentali e musica d’ambiente:
Brian Eno – Apollo (1983) Considerato il padre della musica ambient, Brian Eno è tuttora uno dei più geniali e noti compositori e produttori musicali. Apollo è un disco nato per accompagnare le immagini di un omonimo documentario della Nasa. Le atmosfere lunari dell’album, che musicalmente viaggiano tra influenze dark-ambient e rock acustico astratto, ben si legano a una lettura che richiede maggiore concentrazione.

Symphonies of the Planets 1-5 (1993) A proposito di spazio, una scelta musicale originale e curiosa può essere questo box di cinque dischi, prodotto dalla Nasa stessa. Trattasi di una collezione di registrazioni dal vero del movimento dei pianeti attorno al proprio asse. Ebbene sì, i pianeti compongono la loro musica. E il risultato è sconvolgente, affascinante e, allo stesso tempo, estremamente rilassante. Assurdo pensare che quelle che sembrano lunghe suite ambient uscite da un compositore d’avanguardia esistano già in natura e che si possano ascoltare nello spazio.

Ryuichi Sakamoto + Alva Noto – Vrioon (2002) Quando due geniali compositori come Ryuichi Sakamoto e Alva Noto si incontrano, il risultato finale non può che essere di grande livello. Vrioon è solo il primo disco che lancia la loro fortunata e duratura collaborazione: i ritmi asimmetrici e glitch di Noto ben si miscelano con le lente note di pianoforte del musicista giapponese. Un disco minimale, malinconico e allo stesso tempo raffinato.

Aphex Twin – Selected Ambient Works vol. II (1994) Conosciuto per i suoi ritmi spezzati, le strutture elettroniche rischiose e, talvolta, anche per assalti sonori spiazzanti, Aphex Twin è anche un eccellente compositore di musica ambient. Uno dei suoi dischi più noti è, appunto, il doppio Selected Ambient Works vol. II, un’eterea raccolta di brani che rifiuta il ritmo, soffermandosi su affascinati tappeti sonori, amplificati da un uso ingegnoso dei sintetizzatori.

William Basinski – The Disintegration Loops I (2002) Primo di una serie di quattro album, The Disintegration Loops I è l’affascinante esperimento del musicista avant-garde Basinski, risultato di un loop ambient che, via via, si disintegra mentre i minuti di play scorrono, svelando un paesaggio sonoro d’ambiente da mozzare il fiato. Un disco ipnotico e di sicuro fascino, acclamato dalla critica.

Eliane Radigue – Transamorem Transmortem (2011) Per i più temerari, gli esperimenti sonori della “madre dell’ambient” Eliane Radigue potranno fare al caso loro. Affascinata dalla musica da meditazione, Radigue si spinge nell’estremo minimalismo con l’annichilente Transamorem Transmortem, un unico fischio di basse frequenze della durata di un’ora. Le variazioni? Pochissime e quasi impercettibili. Eppure, quasi magicamente, è in grado di costruire un’atmosfera scura, soffocante, e allo stesso tempo in grado di spingere l’ascoltatore a un focus assoluto.

Grouper – Ruins (2014) Da ultimo, per chi ha comunque necessità di melodia, Grouper è la musicista che può venire in aiuto. I suoi brani, in bilico tra ambient e sapore dream-folk, raggiungono un clima di preziosa bellezza in Ruins, album fortemente atmosferico, delicato e dal fascino antico. Su tutti i pezzi, spicca la delicatissima Holding, malinconica e intensa, in grado di far commuovere e, allo stesso tempo, accompagnare le pagine più intense del libro che fino a poco prima era rimasto sul comodino.

JACK LONDON E IL ROMANZO D’AVVENTURA AMERICANO

Le sue esperienze sregolate e avventurose, accompagnate, ovunque vada, dalla consapevolezza di poter trovare conforto al tavolo di una locanda, si riflettono in due opere in particolare – oltre che in numerosi racconti: Martin Eden, del 1909, e Quel diavolo di John Barleycorn. Memorie di un bevitore, del 1913.
Se Martin Eden è un romanzo di avventura e formazione, con protagonista un marinaio nei cui tratti e nelle cui esperienze possiamo riconoscere London, Quel diavolo di John Barleycorn è un vero e proprio memoir, in cui ci dobbiamo affidare all’autore (e fidarci di lui). Sono, come dice il titolo italiano, le memorie di un bevitore, nelle quali cui London parla del suo rapporto con l’alcol (“John Barleycorn” è una sorta di nomignolo con cui in Nord America vengono chiamati gli alcolici prodotti dall’orzo, come birra e whiskey), accusando la società di indurre gli uomini al bere, e racconta episodi della sua vita: sostiene, ad esempio, di aver sedotto, ancora giovanissimo, l’amante del pescatore di frodo che gli aveva venduto la barca con cui andava a caccia di ostriche.
Gli anni della giovinezza di Jack London sono però anche gli anni della febbrile corsa all’oro: è lo Yukon, regione tra Canada e Alaska, e soprattutto il fiume Klondike, con il ricco terreno delle sue anse, ad attrarre lo scrittore. London resta nell’impervia regione per un anno, in cui ha modo di vedere con i suoi occhi miserie e crudeltà dei cercatori d’oro, ma anche la tempra degli uomini e degli animali che sopravvivono a quella natura selvaggia, che non si piega al progresso ma chiede di essere assecondata nei suoi più antichi istinti. London torna alla civiltà, a San Francisco, senza un soldo, ma nascondendo negli occhi e nella mente immagini e ricordi che daranno forma alle sue opere più evocative, che gli valgono già in vita un buon successo e che rimangono, a distanza di più di un secolo, nel cuore di lettori di ogni età.
Sono i romanzi Il richiamo della foresta, del 1903, e Zanna Bianca, del 1906.
Il richiamo della foresta tradotto da Michele Mari. Entrambi i testi sono ambientati nel selvaggio nord, tra distese innevate, crepacci, fiumi in piena e boschi impenetrabili all’uomo. Ed entrambi narrano le storie di due cani che scoprono prima la legge crudele della supremazia dell’uomo, quella che London chiama “della mazza e della zanna”, ma se in Zanna Bianca la vicenda si risolve con la riappacificazione del protagonista canino (metà cane, metà lupo) con gli uomini, per Buck, il cane del Richiamo della foresta, complice un twist di trama finale, ha la meglio la chiamata ai primordi, a una vita antica di lotta per la sopravvivenza e di libertà. Il titolo inglese del romanzo, infatti, è The Call of the Wild, intraducibile in italiano se non per approssimazione, come fa notare Michele Mari nella prefazione della sua traduzione per Bompiani. Quello a cui fa riferimento il titolo originale è il richiamo alla vita selvaggia, a una regressione all’istinto che non è negativa come il termine italiano implicherebbe (“regressione”: che parola infelice!), ma è una vitale e vitalistica liberazione, un percorso di salvezza. Come Buck e Zanna Bianca, Jack London stesso crede, secondo le teorie del darwinismo sociale, all’inevitabilità della supremazia del più forte nei rapporti tra gli uomini. Politicamente socialista fin dagli anni universitari, London è affascinato per contro da dottrine che lungi dall’affermare l’uguaglianza degli uomini, danno ampio spazio alla prevaricazione nel nome di una forza che non è solo bruta ma è frutto di scaltrezza e velocità d’istinto e pensiero. In ogni caso i due libri, Il richiamo della foresta in particolare, pubblicati prima a puntate e dunque in un’unica edizione, sanciscono il successo letterario del loro autore, che, da giovane manigoldo, diventa, alla soglia dei trent’anni, uno scrittore a tutti gli effetti. London pubblica articoli, romanzi, racconti, parte come corrispondente di guerra in Corea e compie numerosi viaggi per mare con Charmian Kittredge, sua seconda moglie e donna a lui affine per indole e tenacia. La morte di Jack London, ad appena quarant’anni nel 1916, è il riflesso di una vita vissuta intensamente ma avviene nella tranquillità del suo ranch californiano.
Lo scrittore è devastato da una serie di mali, ha la sifilide, un’insufficienza renale e la gotta, ma non sono queste a ucciderlo direttamente: muore per overdose di antidolorifici. Le speculazioni su un suo supposto suicidio si sono sprecate, ma ormai è quasi del tutto acclarato che non sia stata un’azione volontaria, quanto una semplice, tragicamente umana, sfortuna.

ADDIO AL BONUS CULTURA: STOP PER I 18ENNI GIÀ DAL 2018

Il bonus cultura per chi compie 18 anni nel 2018 e nel 2019 si dissolve da subito. Per quasi 1,2 milioni di giovani non ci sarà, così, la possibilità di accedere all’app che permette di spendere 500 euro in prodotti culturali, come libri, dischi, teatro o cinema. Lo ha appena deciso il Consiglio di Stato, con un parere depositato venerdì scorso che, oltre a bocciare la misura nella sua ultima versione, rischia di chiudere per sempre il percorso di questo beneficio. Il motivo è che il ministro dei Beni Culturali, Albero Bonisoli ha espresso perplessità verso lo strumento e probabilmente non correrà in suo soccorso, dopo la bocciatura maturata a Palazzo Spada. I giudici sono stati chiamati a esaminare il decreto che, modificando il regolamento attualmente in vigore (Dpcm 187/2016), avrebbe dovuto prorogare il bonus per i diciottenni del 2018 e del 2019: rispettivamente, 592mila e 581mila giovani. Il problema, però, è che l’estensione di altri due anni dei 500 euro poggia su basi troppo deboli, secondo il Consiglio di Stato. Manca, cioè, una norma di rango primario che giustifichi questo allungamento dei tempi. La proroga, infatti, non è stata inserita nell’ultima legge di Bilancio, come era stato negli anni scorsi. Le eccezioni del Consiglio di Stato: La prima versione del bonus era stata regolata dalla manovra del 2016, poi attuata dal Dpcm 187/2016: qui si prevedeva l’agevolazione per chi avrebbe compiuto diciotto anni nel 2016. Con la legge di Bilancio 2017 era stata disposta l’estensione ai diciottenni dell’anno successivo: da qui erano nato un provvedimento di modifica del decreto 187. L’ultima legge di Bilancio, invece, ha optato per una soluzione diversa. E si è limitata a prevedere, nelle tabelle di stanziamento delle risorse finanziarie del Mibact per il 2018 e il 2019, uno spazio per rinnovare l’agevolazione. Confermandola, ma in maniera solo implicita. Per Palazzo Spada, questa soluzione non sta in piedi: i dubbi sono stati oggetto di una corrispondenza con il legislativo di Palazzo Chigi, che non ha fugato le perplessità. Resta, infatti, la «necessità di emanare una norma legittimante di rango primario da porre a base del Dpcm in esame». Quindi, l’unica strada è quella di «procedere in via regolamentare una volta introdotta la fonte normativa primaria legittimante l’intervento in favore della platea dei nuovi beneficiari, in coerenza con la conferma dello stanziamento finanziario». In altre parole, bisognerebbe fare un passo indietro, inserire la proroga in una legge e solo a quel punto procedere attraverso un regolamento di modifica delle norme in vigore. Il governo, però, non sembra intenzionato a correre in soccorso del bonus per i diciottenni.

I 10 LIBRI CHE HANNO PIU' COMMOSSO I LETTORI

Hanno emozionato i lettori grazie ai loro personaggi unici, romantici ed eroici e fatto sognare intere generazioni attraverso le loro storie, che spesso non hanno un lieto fine. Non per queste ragioni, rappresentano delle vere e proprie pietre miliari della letteratura mondiale, racconti che continuano a commuovere e far riflettere generazioni di lettori. Sono i libri che hanno fatto commuovere e piangere i lettori di tutto il mondo. Storie uniche, di fantasia o ispirate alla realtà, che rivivono con rinnovata emozione ogni volta che un lettore le prende in mano per leggerle. Da un monitoraggio di siti e testate internazionali che si occupano di lettura, abbiamo selezionato la top ten dei libri che hanno commosso e fatto piangere intere generazioni di lettori.
Al primo posto troviamo una pietra miliare della letteratura mondiale: “Romeo e Giulietta” di William Shakespeare. Una delle storie d’amore più popolari di ogni tempo e luogo, che ha fatto commuovere i più per il suo finale tragico.
Al secondo posto “Via col vento” di Margaret Mitchell, storia che vede la protagonista Rossella O’hara divisa tra due uomini, Ashley e Rhett, abbandonata però da quest’ultimo proprio quando si rende conto di amare solo lui.
Sul terzo gradino del podio troviamo lo struggente “Diario di Anna Frank”, opera che rappresenta un’importante testimonianza delle violenze subite dagli ebrei durante l’occupazione del nazismo.
Sotto il podio, troviamo la storia della coppia tra Elizabeth Bennet e Fitzwilliam Darcy, i protagonisti di “Orgoglio e pregiudizio”,  protagonisti del romanzo della scrittrice inglese Jane Austen. Una storia d’amore densa di difficoltà ed ostacoli, ma che si concluderà in maniera positiva.
Al quinto posto “Anna Karerina”, la sfortunata eroina di Tolstoj, divisa tra suo marito Karenin ed il conte Vronskij, con il quale intrattiene una relazione. L’amore tra Anna e Vronskij deve affrontare una serie di difficili prove, e inizia a logorarsi infine a causa dell’ingiustificata gelosia di lei, fino al tragico epilogo finale.
Al sesto posto “Cime tempestose” di Emily Brontë, che racconta la passione distruttiva di Heathcliff per Catherine, che porterà alla rovina entrambi e due intere famiglie, gli Earnshaw e i Linton.
Settimo posto per “L’amico ritrovato” dello scrittore tedesco Fred Uhlman. Una breve storia ispirata ai ricordi personali dell’autore, ebreo tedesco, con il protagonista Hans Schwarz che vede finire la sua amicizia con il compagno di scuola Konradin von Hohenfels a causa della sua adesione al partito nazista. Fuggito negli Stati Uniti per scampare alla Shoah, a distanza di molti anni il protagonista viene a sapere della sua sorte e ne rilegge il passato e le scelte alla luce dell’umana pietà e comprensione.
Seguono l’amore struggente di Florentino Ariza per Fermina Daza raccontato dal premio Nobel Gabriel Garcia Marquez in “L’amore ai tempi del colera”, il romanzo di Tracy Chevalier “La ragazza con l’orecchino di perla”, quindi “Notre dame de Paris” di Victor Hugo e l’amore infelice di Quasimodo, il campanaro della cattedrale, sordo e deforme ma dall’animo buono, per la bella Zingara Esmeralda.

1.    William Shakespeare – Romeo e Giulietta
2.    Margaret Mitchell – Via col vento
3.    Anna Frank – Diario di Anna Frank
4.    Jane Austen – Orgoglio e pregiudizio
5.    Lev Tolstoj – Anna Karenina
6.    Emily Brontë – Cime tempestose
7.    Fred Uhlman – L’amico ritrovato
8.    Gabriel Garcia Marquez – L’amore ai tempi del colera
9.    Tracy Chevalier – La ragazza con l’orecchino di perla
10.  Victor Hugo – Notre Dame de Paris

Ad aggiornare questa classifica ci ha pensato Buzzfeed, proponendoci in alternativa a questi 10 titoli altri 2 libri capaci di far piangere un lettore per la loro trama e per i loro personaggi indimenticabili. Il primo è  “Non lasciarmi” di Kazuo Ishiguro, il secondo invece é, “Ti amerò sempre” di Robert Munsch.

NEL 2019 TEMPO DI LIBRI CI SARÀ
La 31esima edizione del Salone del libro di Torino è stata appena archiviata con successo, ma già si pensa al 2019, sia in riferimento alla rassegna torinese, sia a Tempo di Libri, la fiera milanese nata tra le polemiche due anni fa, con il sostegno dell’Associazione Italiana Editori. Aie si è riunita oggi, tra i temi in discussione, inevitabilmente, anche il futuro della fiera di Milano. Al termine del consiglio, il presidente dell’associazione Ricardo Franco Levi ha parlato con i giornalisti ricordando la missione dell’Aie, che non è solo la tutela degli interessi degli associati: “È fondamentale contribuire alla promozione della lettura, sia perché la crescita degli indici di lettura è una precondizione perché il mercato librario si allarghi sia, soprattutto, per l’interesse generale del Paese. Il progresso dell’Italia passa anche dallo sviluppo della propensione alla lettura”. Levi ha poi specificato quali sono gli ambiti in cui opera Aie, a partire dalla scuola e dall’università, ribadendo il ruolo della campagna #ioleggoperché a sostegno delle biblioteche scolastiche. Ed è dunque arrivato a dire la sua sui festival e le manifestazioni letterarie. Si è così giunti all’argomento più atteso della conferenza stampa: le fiere. Per Levi “compito dell’Associazione Italiana Editori è contribuire affinché le fiere editoriali compongano un quadro armonioso e coerente“. Il presidente degli editori ha citato Napoli, Più libri più liberi a Roma, gestita proprio dall’Aie, Bologna Children’s Book Fair, fino ad arrivare a Torino e Milano: “In questi giorni ho letto molti articoli che parlavano di una vittoria del Salone di Torino ma, come ho detto sin dall’inizio della mia presidenza, non si tratta di un derby. Continuo a respingere l’idea di una contrapposizione tra le rassegne del capoluogo piemontese e del capoluogo lombardo”. Per Levi “hanno vinto sia Torino sia Milano. Il Salone ha registrato un indubbio successo di pubblico, senza dimenticare la qualità del programma. Allo stesso tempo, come sottolineato dai giornali all’indomani, anche la seconda edizione di Tempo di Libri è stata una vittoria, sia per le presenze in forte crescita sia, anche in questo caso, per la qualità del programma. Ciò dimostra che due fiere hanno tutto lo spazio per crescere e coesistere”.A questo punto Levi, riferendosi a Torino, ha argomentato: “In questo momento, a differenza di due anni fa, il futuro del Salone è garantito. E non si può negare che Tempo di Libri abbia dato una scossa positiva. Non c’è dubbio che Torino abbia espresso un grande orgoglio, in particolare dopo la nascita della fiera milanese, ma ci tengo a ricordare che al Salone ci sono voluti anni e anni per sviluppare questo rapporto tra la città. Milano è solo alla seconda edizione, e ha grandi potenzialità di crescere“.“Fatte queste premesse – ha proseguito il presidente dell’Aie – ora il tema è come rendere compatibili, anche per gli editori, Torino e Tempo di Libri. Tra l’altro, l’Associazione Italiana Editori ha un grande e importante socio, Fiera Milano, con cui siamo d’accordo di valutare le modalità più appropriate per far crescere la fiera. Ci siamo dati due settimane di tempo per studiare tutte le opportunità per far crescere Tempo di Libri“, che è dunque confermata anche per il 2019 (“Le fiere non si sospendono mai, non è all’ordine del giorno uno stop per Tempo di Libri l’anno prossimo. L’intento della riflessione è trovare la formula – e la collocazione temporale – che consenta lo sviluppo più adeguato”, ha aggiunto Levi).“Oggi abbiamo due fiere molto vicine nel tempo e nello spazio, vedremo come renderle compatibili, ben sapendo che Torino resta a maggio”. L’obiettivo di Tempo di Libri “è raggiungere il pareggio al terzo anno, siamo sulla buona strada”.Va detto che negli incontri di ieri in Aie non sono mancati i punti di vista critici nei confronti di Tempo di Libri. Di certo, per Levi e Fiera Milano non sarà facile individuare una nuova identità, come pure una nuova collocazione temporale per la fiera, che non porti a scontri con gli organizzatori di Bookcity, Più libri più liberi o dei principali festival. E che, soprattutto, sia sostenibile logisticamente ed economicamente per le case editrici grandi e piccole. Sulla possibilità che Aie venga coinvolta nella gestione futura del Salone, Levi si è limitato a dichiarare: “Valuteremo se e quando ci saranno concrete proposte da parte delle istituzioni”.
"PROF, ME LO DICA LEI; COME FACCIO A FAR LEGGERE MIO FIGLIO?"

I CONSIGLI DI GALIANO, PROF-SCRITTORE AI GENITORI PREOCCUPATI
Arrivano con la faccia di chi le ha provate tutte. L’occhio disperato di chi ha scongiurato e pregato, e poi ne è uscito sconfitto. Alla firma dei libri, a scuola a ricevimento, a volte anche fra le corsie del supermercato: “Prof, me lo dica lei: come faccio a far leggere mio figlio?”. Eccolo, il dilemma più grande, la prova più difficile, la balena bianca contro cui naufragano nove decimi dei genitori: far tenere al proprio pargolo un libro in mano per più di dieci secondi. In effetti la sfida non è da poco: qua è già tanto trovare esseri umani che entrano in una libreria non per chiedere indicazioni, figuriamoci spingerci dentro delle tempeste ormonali ambulanti di cui il cellulare non è più una parte esterna ma un’appendice della mano! Per questo in molti ormai già ci hanno rinunciato. Eppure è importante dire questo, e dirlo anche a voce alta: non esiste nessuno a cui non piaccia leggere per natura. Vi confido un segreto: fino a diciotto anni – sì, diciotto – odiavo leggere. Tolti naturalmente i ragazzini con disturbi specifici dell’apprendimento o con altri tipi di difficoltà (e comunque, opportunamente sostenuti e aiutati, poi saranno quelli a cui i libri piaceranno di più), leggere è una cosa che può piacere a tutti. Sì, anche a tuo figlio, quello lì che quando gli metti un libro in mano fa la stessa faccia che farebbe se gli mettessi una lettera di condanna a morte. Il problema non è lui, non è il tuo ragazzo. Per risolvere questa situazione che ti sta mandando ai pazzi devi fare una specie di rivoluzione copernicana e capire che la colpa, beh, è del libro. Sì, è il libro che non è il libro giusto. Coi libri non è tanto diverso che con l’amore: come in amore, non è assolutamente facile trovare i libri che ti piacciono. Ma una volta trovati, non ne puoi più fare a meno. Quindi ecco qui di seguito alcuni consigli per insegnare al tuo ragazzo ad amare la lettura!

#1 Fin da piccolissimo, leggergli storie, fargli compagnia coi libri, e farsi vedere con i libri in mano. All’inizio la forza dell’imitazione è potentissima. Ma siccome non è sempre possibile ricorrere a questo metodo, oppure è ormai già alto 1.85 e quindi è un po’ tardino, passiamo direttamente al punto
#2 Insegnagli fin da subito che non è colpa sua se non riesce a superare pagina 10 di un libro: primo perché non deve mai associare alla lettura il senso di colpa, secondo perché non è vero che è colpa sua.
#3 Non costringerlo a leggere i libri che sono piaciuti a te. Ricordati che avete età diverse, gusti diversi: è un po’ difficile che ami le stesse cose che ami tu ora o che tu hai amato alla sua età. I tempi cambiano.
#4 I libri li deve scegliere lui. Da solo. E deve poter scegliere anche libri che poi scopre che non gli piacciono e poterli lasciare lì senza averli finiti. All’inizio la ricerca sarà lunga, e ne passeranno a decine sotto le sue mani senza successo, ma è un po’ come in amore: devi sbagliare tanto prima di esser sicura di aver trovato quello giusto. Ovviamente questo potrebbe costarti la bancarotta, quindi
#5 All’inizio, portalo in biblioteca. Perdi anche due ore – se puoi – insieme a lui, lascia che inizi a leggere lì e fa’ in modo che si porti a casa tutti i libri che può. Così almeno se poi non ne legge nessuno non avrete speso un capitale per niente. Inoltre, beh, lo sai anche tu, che uno dei posti migliori per rimorchiare è la biblioteca.
#6 Non ti spazientire se sceglie l’autobiografia di Ibrahimović o solo libri di fumetti. Ricorda che da qualche parte bisogna cominciare e, soprattutto, che non importa che sia Tolstoj o Chi nasce tondo non muore quadrato di Ringhio Gattuso: l’importante è che lui scopra che leggere può anche essere piacevole.
#7 Non è vero che l’obbligo è nemico della lettura. La scienza ci dice che smettere di leggere per troppo tempo può recare gravi danni alla capacità di farlo in seguito. È un muscolo che va allenato. Per cui: ok al non costringerlo a leggere quello che vuoi tu, ma è una cosa troppo importante per dirgli “Va bene, se non ti va non leggere niente”. Un libro al mese, non di più. Che lo scelga lui. Ma non mollare. All’inizio sarà dura, ma poi ti ringrazierà.

LO STATO DELL'EDITORIA ITALIANA OGGI

Il mercato dell’editoria è in crisi e in Italia il numero di lettori precipita ogni anni di più. Sebbene l’amore per il cartaceo sia incondizionato il mercato digitale è in leggero rialzo, ma non sufficienze a salvare l’Italia dall’oblio dell’ignoranza in cui placidamente si ritrova ad ozia. Sono questi i dati che emergono dallo studio dell’ecommerce per la stampa online Minimeraprint. Un mare di libri ma pochi lettori. In Italia, anno dopo anno, vengono scritti e pubblicati sempre più libri. Il problema, purtroppo, è che i lettori sono in costante diminuzione. Probabilmente, questo accade perché la gran parte della pubblicazione di titoli è in mano ai grandi editori, mentre i piccoli editori si concentrano su pubblicazioni più settoriali e a tiratura limitata. Grandi e piccoli editori. Prima di tutto si parla degli editori, che in Italia sono 1500, quelli attivi, divisi in tre gruppi:
piccoli editori, 625 (54.8%), che pubblicano meno di 10 titoli all’anno (5,5%)
medi editori, 476 (31.6%), che pubblicano dai 10 ai 50 titoli all’anno (18.4%)
grandi editori, 204 (13.6%), che pubblicano più di 50 titoli all’anno (76.1%)

Gli editori in Italia si dividono così: al Nord il 50%, al Centro il 30% ed al Sud il 20%. La peculiarità del mercato editoriale italiano è che i piccoli editori, che pubblicano pochissimi titoli, sono numericamente molti di più rispetto ai grandi editori (825 contro 204). Nonostante questo, i grandi editori pubblicano oltre il 76% dei titoli totali pubblicati in un anno in Italia. Come detto in precedenza, infatti, i piccoli editori si concentrano su una produzione più di nicchia e a tirature limitate, principalmente per motivi economici e legati alla distribuzione. I generi. Solo nel 2017, infatti, sono stati pubblicati 61.188 titoli e stampate 129 milioni di copie, più di 2 a persona. Il prezzo medio di copertina è 20.21 €. Nonostante un grandissimo numero di libri, i generi principali nei quali possono rientrare tutte le pubblicazioni sono pochissimi:
l’85% fa parte della categoria “adulti”, che comprende romanzi (16%), avventura e gialli (7.7%), poesia e teatro (3.3%), titoli pubblicati 51.860
l’8% fa parte della categoria “ragazzi”, titoli pubblicati 4669
il 7% della categoria “libri scolastici”, titoli pubblicati 4659

L’identikit dei lettori. Per quanto riguarda i lettori, in Italia legge il 40,5% della popolazione totale, pari a 23,3 milioni di persone divisi tra lettori forti (il 14,1%), che leggono più di 12 libri all’anno, e lettori deboli (il 45,1%), che leggono meno di 3 libri all’anno. Nonostante si continui a preferire il formato cartaceo (62%), il formato digitale è in crescita (27%), mentre gli audiolibri anche crescono (27%). Su 61.188 titoli, infatti, il 35,8% (22.000 titoli) è stato pubblicato anche in ebook. Rispetto al 2015 si attesta al +29%, per il 94% degli editori i prodotti digitali rappresentano meno del 10% del fatturato complessivo. Nell'indagine si è approfondito l'identikit del lettore: secondo il titolo di studio le percentuali sono 73.6 % laureati, 48.9% diplomati e 23.9% con licenza elementare. Il sesso che legge di più resta quello femminile in qualunque fascia di età, netto divario tra i 6 ed i 64 anni, per poi quasi equipararsi. Le tre regioni in cui si legge di più sono: Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Valle d'Aosta. Le tre regioni in cui si legge meno sono: Calabria, Sicilia e Campania.

NELL'ERA WEB LIBRAI E LIBRERIE SERVONO ANCORA DI PIÙ

È vero: a un libraio qualche volta succede. Capita che ci si senta chiedere: “Scusi, commesso, dove posso trovare il Visconte di Mezzate?” e di volersi strappare i capelli in difesa di Italo Calvino. O che ci si senta interrogare circa l’autore del famigerato “Sequestro un uomo” e ci si ritrovi ad affondare gli incisivi nella lingua per non rispondere: “Deve essere un’anonima sarda, io credo”.
E persino capita, e non dimenticherò mai l’espressione confusa che consegnai in risposta a questa richiesta, di sentirsi chiedere: “Avete un’edizione economica del fumetto Pascal?” Silenzio: occhi sgranati. “Di Pirandello”. Silenzio: occhi chiusi. “Ha presente?” Silenzio: lacrime. È vero. Succede. Ed è anche vero che, quando accade, all’interno della libreria alcuni libri non reggano lo shock e si lancino dagli scaffali cercando il vuoto. (Ho visto con i miei stessi occhi certi tuffi carpiati di Umberti Echi da far invidia ai tuffatori cinesi).
Eppure, dopo il primo iniziale spaesamento, è quando capita una cosa del genere che mi convinco del perché le librerie vinceranno sempre: su tutto. E di quanto ne abbiamo bisogno. Di librerie, di librai, e anche di domande così. Perché la libreria è il luogo dove si incontra, e si conosce, il mistero più profondo: ciò che non si sa di non sapere. La libreria è quasi l’unico luogo in cui questo accade. Ed ecco perché è un luogo magico. È una porta per l’invisibile che porta al visibile. Mi spiego: davanti a un libro ci si può trovare solo in una di queste due condizioni, o si sa di averlo letto o si sa di non averlo letto.
Fin qui è tutto facile. Hai letto Moby Dick? Benissimo. Non l’hai letto? Non è un problema: se vuoi lo leggi.
Puoi farlo perché sai che quel libro esiste. Sai che quella balena è lì e ti spetta per affondarti la baleniera o per sconvolgerti le notti e i sogni. Anche se di lei non sai nulla, o al limite sai che è bianca, sai che se vuoi lei ti aspetta. E lo sai, perché sai di non aver letto quel libro. Ma che ne sai di tutte le storie che non sai di non sapere? Cioè non dei libri che non hai letto, ma di quelli che non sai nemmeno che sono stati scritti! Che ne sai!? Non ne sai nulla, e non sai nemmeno come saperlo perché è impossibile avere notizie su quello che non sai di non sapere. Internet, ad esempio, è un’invenzione meravigliosa, veloce e molto spesso efficiente, ma è in grado di restituire come risultato delle ricerche che le fai fare solo lo specchio allargato delle tue stesse conoscenze: il riflesso di ciò che sai o di quello che sai di non sapere.
La libreria è altro. È anche altro. La libreria è una porta sulle storie che non sai di non sapere. È il libraio che tiene aperte quelle porte, perché lui, il libraio, è il primo a volerci entrare in quelle porte e a cercare di scoprirne di sempre di nuove. È lì per quello. È il custode di quella miniera di testi in cui scava e cerca. E trova. E consegna al lettore. Anche a quello che gli chiede il visconte di mezzate e a cui dà Il Visconte dimezzato. Le cose che non sai di non sapere, quando le trovi, spesso sono le migliori. Sono le più belle. Sono quelle che ti fanno aprire gli occhi su qualcosa che prima neppure immaginavi potesse essere osservato. E voi direte: “Certo, come no, ora un libraio viene a dirci che un libraio può fare tutto questo?”Un libraio solo no, è per questo che ce ne sono tanti ed è per questo che ce ne vorrebbero di più. Sempre di più.Un libraio per ogni libro. Alla fine, un lettore, questo è: il libraio del libro che legge.
Ecco perché le librerie vinceranno sempre, io credo, perché sono fatte dei loro lettori. E i lettori, e se queste parole finiscono dentro l’occhio di qualcuno significa che i lettori ci sono, fanno la cosa più bella del mondo: leggono. E mandano avanti il mondo. Io ne sono certo.

UN ATTIMO PRIMA CHE SI ACCENDA LA LUCE

UN ATTIMO PRIMA CHE SI ACCENDA LA LUCE:
LO STRANO PIACERE DELLA LETTERATURA FANTASTICA

Quando avevo tredici o quattordici anni, mi spedirono in vacanza studio a imparare il francese. Il collegio era grande e molto bello, sulle montagne svizzere, fra pascoli verdissimi e mucche ben pasciute; c’erano stanzone enormi tutte a vetrate, come serre, dove si giocava a biliardino, lunghi balconi e corridoi ampi su cui si aprivano le porte delle camere. In ogni stanza due letti, ma le porte di comunicazione fra una cameretta e l’altra non erano state murate e così la sera, dopo il coprifuoco che tutti aggiravano, era ancora più facile ritrovarsi insieme, a sgranocchiare schifezze introdotte di contrabbando, bere l’alcol adulterato da sciroppi alla frutta che veniva rifilato agli adolescenti dei primi anni Duemila – non sarò solo io a ricordarmi, con tenerezza e un po’ di ribrezzo, del Bacardi Breezer? – e a chiacchierare, perché non è che ci fosse poi molto da fare.
Uscire era fuori discussione, intorno c’erano solo grandi prati bui sotto la luna. Qualcuno mormorava che il collegio era un vecchio sanatorio, e pur non sapendo esattamente che cosa mai fosse un sanatorio, la parola suonava stranamente magnetica proprio perché aveva un’aria così lugubre. Mi piaceva lasciarmi impressionare da fantasticherie che nemmeno io sapevo dove andassero a parare. Una sera, imitando chissà quale film, nel buio di una delle stanze in cui eravamo stipati in troppi, qualcuno propose di giocare a fare una seduta spiritica e tutti aderimmo entusiasti. E quando furono pronunciate, in una lingua che probabilmente era esperanto, le parole fatidiche, ‘Se ci sei batti un colpo’, io sentendomi estremamente spiritosa, nella camera scura in cui tutti trattenevano il fiato, con il pugno chiuso feci appena appena suonare il legno della testiera del letto. Era notte fonda, stavamo in un sanatorio pur senza sapere cosa fosse e forse avevamo contrabbandato troppi Bacardi Breezer per essere immuni al rischio del picco glicemico: a quel rintocco lieve che, senza l’ardire di esagerare, avevo impresso al legno del letto, pensando che forse non l’avrebbe sentito nessuno, si scatenò un parapiglia. Urla improvvise, e tutti fummo terrorizzati di colpo, compresa me, che sapevo benissimo che era solo colpa mia. Fino a quando qualcuno all’improvviso riaccese le luci.
Quando penso a cosa rappresenta, per me, la letteratura fantastica, il formicolare indeciso di ipotesi che si affacciano alla vertigine di mondi impossibili, penso ancora oggi al breve atterrito momento di sospensione che precedette le doverose spiegazioni (e il biasimo che mi presi poi, quando tutti ormai minimizzavano il loro spavento). Penso a quell’attimo delizioso in cui nemmeno io, che pure avevo provocato quella strana reazione, sapevo più a cosa credere, al minuto in cui ogni fantasticheria appena abbozzata sembrava stranamente viva. Non c’era niente di definito da temere, niente di cui si potesse davvero aver paura, solo un urlo e un sanatorio, e chissà poi cos’era. Un attimo dopo era tutto finito, e tutti mi davano della scema. Ma in quel momento, in quel preciso momento l’incantesimo – della mia stupidità, della suggestione collettiva – ci aveva tenuti sospesi nell’incertezza che forse – forse – quello che ci rifiutiamo ostinatamente di credere, quello che c’è di serio e di spaventoso oltre l’orlo del gioco, non fosse poi così lontano; ma che al confine con il nostro mondo di adolescenti fortunati, in vacanza-studio in un posto un po’ monotono, con i pacchetti di patatine, le dita unte e gli effluvi di bibite che ci illudevano di inebriarci pur non essendo molto diverse da succhi di frutta effervescenti, molto vicino a quella banalità rassicurante e qualche volta struggente ci fosse qualcos’altro; un mondo nemmeno intravisto, solo sospettato per un attimo.
Con la luce accesa, era fin troppo facile poi rinnegarlo, tornare in noi, nasconderci il brivido delizioso di quella strana paura senza nome.Eppure, nonostante gli epiteti ingiuriosi che mi piovvero addosso quella sera non appena ci fu abbastanza silenzio perché tutti mi sentissero dire che ero stata io, non ho dimenticato la pelle d’oca che avevo avuto anch’io quando tutti gridavano, quando avevo scordato per un istante che c’era una spiegazione razionale per quel che succedeva – quando ero stata dentro l’incantesimo. Era stato bello, quel breve momento di esaltazione, e volevo a tutti i costi ritrovarlo. Dovevo riprovare quel formicolio, così indefinito, eccitante, che nasce nello sfregarsi di due mondi, come pietre focaie. Volevo vedere il mondo solito, il mondo di tutti i giorni, quello familiare, rassicurante, noioso addirittura, che al contatto anche lievissimo con quell’altro – con il mondo di cui si esita a pronunciare il nome, il mondo dei sogni che ci si dimentica al risveglio perché ricordarli è spaventoso: nientedimeno, perché se non fa paura l’incantesimo non funziona – si incendia immediatamente, e riverbera una luce nuova, in cui niente di quel che sembrava familiare, rassicurante, solito, sarà mai più noioso. E l’ho ritrovato, quel brivido, l’ho ritrovato eccome. Nella Caduta della casa Usher, che scoprii quell’estate, assaporando riga per riga l’allargarsi silenzioso della crepa nel muro di una casa insieme reale e irreale; l’ho ritrovato nei sorrisi enigmatici delle morti viventi di Poe, e qualche anno dopo negli occhi inespressivi e fissi di Coppelia, nell’amore ossessivo che quegli occhi ispirano, nel terrore cieco che prende il protagonista dell’Uomo della sabbia solo a ripensare a una favola che gli veniva raccontata da bambino, una favola nera che stravolge ogni zuccherosa fantasia infantile in sgomento, e soprattutto, in una lunga titubanza sull’orlo della follia. Quando poi, qualche anno dopo, ho scoperto Stephen King, è stata una rivelazione: romanzi lunghi, a volte lunghissimi, che riuscivano ad abitare, dalla prima all’ultima pagina, quell’esitazione deliziosa che precede il terrore. Ho iniziato a centellinarli, a leggerne uno per premio ogni volta che voglio concedermi di tornare, di nuovo, a sentire quel formicolio. Come un attimo prima che si riaccenda la luce.


10 LIBRI DA LEGGERE PER TIRARSI SU QUANDO SI È TRISTI

Può capitare a tutti di attraversare un periodo non particolarmente felice, di essere tristi. In questi casi c’è chi tende a crogiolarsi nella malinconia e chi invece cerca di rispondere con il sorriso, di risollevarsi il prima possibile. Per gli uni e per gli altri, ecco una selezione di libri da leggere quando si è giù. Ce n’è per tutti i gusti. Romanzi che aiutano a fronteggiare il malumore ridendo; libri più seri che, attraverso la riflessione, aiutano a guardare oltre il presente; storie cosiddette per bambini, per dimenticare i dolori volando con la fantasia. Ridi che ti passa.
Pensate che non ci sia niente di meglio di una bella risata, per scacciare la tristezza? Allora lasciatevi conquistare dalle avventure strampalate e divertentissime di Bridget Jones (“Il diario di Bridget Jones” di Helen Fielding) e Rebecca Bloomberg (“I love shopping” di Sophie Kinsella). La prima mangia, beve e fuma troppo, ha una mamma troppo invadente, un uomo troppo sposato e troppo pochi pretendenti; la seconda si inventa giornalista economica per entrare nel mondo della moda e non sa proprio resistere a comprare abiti, accessori e quant’altro. In entrambi i casi il risultato sono disavventure, equivoci, e soprattutto tanto buonumore.
Se cercate una lettura meno in rosa, “La versione di Barney” di Mordecai Richler è quello che fa per voi. Approdato a una tarda, rissosa età, Barney Panofsky impugna la penna per difendersi dall’accusa di omicidio, e da altre calunnie non meno incresciose, diffuse dal suo arcinemico. L’uomo finisce per ripercorrere la sua vita dissipata e scorretta, che dal quartiere ebraico di Montreal lo ha portato nella Parigi dei primi anni Cinquanta e poi di nuovo in Canada. Cosa dire di “Zia Mame” di Patrick Dennis? Dopo la morte del padre, l’undicenne Patrick viene affidato alla zia, che non conosce affatto. La gran dama si rivelerà essere una donna che cambia scene e costumi della sua vita a seconda delle mode, che regolarmente anticipa. A quel punto al ragazzo non restano che due scelte: fuggire o affidarsi al personaggio più eccentrico, vitale e indimenticabile e attraversare insieme a lei l’America dei tre decenni successivi in un foxtrot ilare e turbinoso di feste, amori, avventure, colpi di fortuna, cadute in disgrazia.
Libri per riflettere. Alla malinconia si può anche rispondere con la riflessione. Impegnarsi in una lettura profonda, coinvolgente, può servire a superare la tristezza. Per questo, tutti i classici sono adatti. La scelta è caduta su “Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway perché è una lettura veloce, ma che al contempo offre spunti. “Il giovane Holden” di Jerome Salinger, invece, unisce in sé profondità e freschezza ed è adatto a un pubblico di tutte le età. Per finire, se cercate qualcosa di più attuale, non potete perdere “Il cacciatore di aquiloni” di Khaled Hosseini. Per Amir il passato è una bestia dai lunghi artigli, pronta a riacciuffarlo quando meno se lo aspetta. Sono trascorsi molti anni dal giorno in cui la vita del suo amico Hassan è cambiata per sempre in un vicolo di Kabul. Quel giorno, Amir ha commesso una colpa terribile. Così, quando una telefonata inattesa lo raggiunge nella sua casa di San Francisco, capisce di non avere scelta: deve tornare a casa, per trovare il figlio di Hassan e saldare i conti con i propri errori mai espiati.
Vola con la fantasia. Ma i momenti no si possono superare anche staccando la spina e volando con l’immaginazione. Cosa c’è di meglio di un “libro per bambini” per lasciarsi alle spalle i problemi? Unitevi a Peter Pan, ai bimbi sperduti e ai fratelli Darling nella lotta contro Capitan Uncino e la sua ciurma di pirati (“Peter Pan” di James Barrie); seguite Alice nella tana del coniglio (“Alice nel paese delle meraviglie” di Lewis Carroll). Oppure, tornando alle letture per adulti, saltate sul tappeto volante alla scoperta di un Oriente magico e di personaggi incredibili (“Le mille e una notte”).

LEGGERE È DONNA

La lettura di libri non è sempre stata «femminile» come e quanto lo è oggi. Le bambine leggono più libri rispetto ai loro coetanei maschi e la differenza si conserva al crescere dell’età. Lo ha sempre indicato Istat e lo confermano – con numeri e percentuali diverse, ma diverso è il modo di osservare il fenomeno lettura oggi – i dati dell’Osservatorio sulla lettura e i consumi culturali (Olcc) che l’Ufficio studi dell’Aie ha realizzato nel 2017 (anno uno) con Pepe Research. Il passaggio avviene negli anni Ottanta.
Nel 1988 (dobbiamo per ragioni «storiografiche» far ricorso ai preziosi dati di Istat) ci sono già sei punti percentuali di differenza a favore del pubblico femminile, quando 15 anni prima se ne avevano quasi quattro a favore del mondo maschile. La reale applicazione dell’obbligo scolastico, la scuola media unica, l’ingresso delle ragazze in quote crescenti nelle scuole superiori e poi all’università, le lotte sociali e la contestazione sono alla base di questo processo, che sottolinea un aspetto importante. I cambiamenti nei modi di leggere sono sempre legati alle grandi trasformazioni sociali. Dal boom economico all’ingresso delle donne nel mondo produttivo fino allo sviluppo di tecnologie che affiancano la lettura tradizionale del libro di carta.
A quella trasformazione si accompagna, e non poteva essere altrimenti, uno sviluppo di una produzione editoriale per questo nuovo pubblico. Magari più per l’edicola che per la libreria: i settimanali come «Intimità» o «Confidenze», le collane rosa della Curcio o della Fratelli Fabbri. Solo più tardi ,nel 1982, arriverà Harmony e sarà poi un’altra storia che inizierà a propagarsi anche in edicola (la collana Pandora di Sperling & Kupfer) e su banchi libri della Gdo. Oggi se consideriamo la lettura di libri nel senso più esteso e chiaro per chi deve rispondere se ha letto o no («Parliamo ora in particolare di libri. Pensando agli ultimi 12 mesi le è capitato di leggere anche solo in parte un libro di qualsiasi genere, come ad es. un romanzo, un giallo, fantasy, un saggio, un manuale, una guida di viaggio o di cucina…») la differenza di genere è di 10 punti. La serie storica di Istat che imposta la rilevazione quinquennale più o meno nello stesso modo, era di 9,7 punti nel 2009, di 9,2 nel 205, di 11,8 nel 2015 (ultimo dato rilasciato lo scorso anno). Differenza di genere che è diversa per i format di lettura, rispettivamente, tra uomini e donne (dato 2017): libri: 56% vs 69%, e-book: 29% vs 26%, audiolibri: 12% vs 10%. In totale: 59% vs 71% (erano possibili più risposte). Non facciamo fatica a immaginare a breve un «sorpasso» anche per gli ebook, nonostante le donne emergano come più fedeli alla lettura sui libri: il 65% legge solo ed esclusivamente su questo formato. Anche qui, crediamo che la spiegazione vada ricercata in un avvicinamento al mondo delle tecnologie (in senso ampio) più tardo e più lento da parte del mondo femminile, come le indagini sull’uso/presenza delle tecnologie in famiglia hanno mostrato. In ogni caso hanno nell’e-reader (37% vs 30%) e nello smartphone (30% vs 23%) i loro device di lettura di contenuti editoriali preferiti. Per di più, quel 71% di donne che legge libri, ebook e ascolta audiolibri è costituito da lettrici qualitativamente più solide rispetto al mondo della lettura maschile: il 23% legge più di 12 libri all’anno rispetto al 18% degli uomini. L’acquisto: comportamenti diversi e benefit cercati altrettanto diversi. Donne e uomini  hanno una diversa considerazione dei canali di vendita. Le differenze sono minime, ma esistono. Le donne preferiscono le librerie di catena (56% vs 54%), quelle nei centri commerciali (23% vs 22%), gli store on line, ma (curiosamente, considerando le altre merceologie in offerta) non Amazon (14% vs 13%). Gli uomini, a loro volta, le librerie indipendenti (18% vs 11% delle donne), le librerie che trattano l’usato (18% vs 16%), l’edicola (16% vs 15%), e Amazon (26% vs 23%). E nel modo di procurarsi i libri legati al prestito/regalo le donne sopravanzano sempre la componente maschile. Come nei benefit percepiti, tra le donne emerge quello dell’impulso nell’ingresso casuale ed esplorativo della libreria (45% vs 40% degli uomini), l’atmosfera (33% vs 28%), la maggiore possibilità di scelta (22% vs 20%). E in tutti i canali la leva della convenienza: in libreria, nella GDO, negli store on line. Le cose cambiano se si guarda alla filiera. Le donne leggono di più ma – può sembrare curioso o paradossale – scrivono di meno. Grazie a informazioni Editoriali nel 2017 (e prima a Istat che aveva abbandonato questa rilevazione) fatto pari a 100 la produzione editoriale di libri di narrativa pubblicati (al netto di opere plurime o di nomi di difficile disambiguazione) il 61,7% dei romanzi pubblicati sono scritti da uomini, il 38,3% da donne (purtroppo la possibilità di attribuire tra i metadati descrittivi del libro il sesso di chi scrive, viene poco o nulla usato nonostante l’Onix for Books lo permetta). Il trend sembra in crescita, visto che nel 2005 le scrittrici erano il 29,7% e gi autori uomini il 70,3%. Probabilmente questo rapporto è diverso tra i generi.  Già nel 2005 su 2.757 autori di libri per bambini il 35% erano scrittrici (5 punti in più rispetto alla narrativa). L’interpretazione che se ne può dare credo porti con sé una riflessione più generale sulla filiera. Una riflessione in qualche misura analoga (qualitativamente) a quella che abbiamo fatto sulle ragioni che portano le donne a superare a un certo punto gli uomini nella lettura: cambiano le regole del gioco sociale. La filiera editoriale è ancora in larga parte maschile, anche se meno rispetto a quella manifatturiera nel suo complesso (4%). Vuoi anche perché molte posizioni di vertice in casa editrice sono occupate da donne. Che sia in atto una trasformazione lo si vede molto bene quando si va a osservare la composizione del parco allievi dei master in editoria: dal 2010 a oggi il rapporto (stabile) è di un 65%-66% di ragazze (24-28 anni) e un 34%-35% di ragazzi.

DAMMI TRE PAROLE: LETTURA ED EMOZIONE

Quali sono le parole che un campione rappresentativo della popolazione italiana – fatta di lettori e non lettori – associa alla parola «lettura»? È una domanda molto semplice a cui l’intervistato poteva rispondere dando liberamente tre indicazioni, posta nell’ambito dell’Osservatorio sulla lettura e i consumi culturali realizzato da Aie e condotto da Pepe Reserch. Una domanda che permette di scandagliare (e poi monitorare nelle rilevazioni successive) quelli che sono i «vissuti» della lettura, sia tra chi legge libri, e-book e audiolibri, sia tra chi non legge affatto. 
Perché la lettura sta cambiando. Lo rivelano i numeri: nel momento in cui si pone la domanda più diretta e generica – se si è letto «almeno un libro» nei 12 mesi precedenti – risponde affermativamente secondo Istat il 40-42% degli italiani 6+. Ma se si chiede di considerare altri generi di lettura: i manuali, la romantic fiction, le guide, i libri a fumetti… già per Istat – negli stessi anni – questo valore saliva al 59-60%. Per l’Osservatorio Aie i valori sono in linea, collocando la lettura in Italia «più elasticamente intesa» al 62%. 
Se si considerano anche le forme di lettura che passano per gli e-book o gli audiolibri, il valore sale ancora di un poco, toccando il 65%. Sale, certo, con tutte le sovrapposizioni possibili, perché per chi legge è (relativamente) indifferente il supporto su cui si fruisce una narrazione.
In realtà, più che il numero di libri letti, per definire dove va a posizionarsi la lettura in questi anni conteranno sempre più altre variabili: il tempo dedicato: a fine 2017 solo il 38% degli intervistati (e lettori) dedica più di 30 minuti alla lettura di libri (o e-book e audiobook); il numero di libri letti perde significato: non è più l’indicatore principe della qualità della lettura se, tra i 15-17enni che dichiarano di leggere un libro, solo il 5% ammette di dedicare almeno un’ora al giorno alla lettura.
La lettura si fa pulviscolare, intermittente, randomica, parziale. Non si «sceglie» più di interrompere la lettura, diritto che Pennac sanciva nel suo decalogo del lettore, ma si viene portati a interrompere e a frastagliare ciò che si sta leggendo, per poi magari riprendere in un altro tempo e su un nuovo dispositivo. Da questi comportamenti conseguono anche scritture diverse? Unità narrative minime? Personaggi puntiformi? Potrebbe crescere il ruolo dell’infografica, delle immagini, della grafica della messa in pagina in un panorama di fruizione simile?  

È in questo quadro che si è inserita una domanda (a risposta libera) sulle «prime tre parole che le vengono in mente pensando alla lettura». Parole che descrivono il mondo evocato dalla lettura; permettono di far emergere le differenze tra le immagini associate da diversi target; offrono spunti utili alla comunicazione del libro, intercettando le associazioni mentali degli individui di fronte a messaggi che, in un modo o nell’altro, ruotano attorno alla «lettura».
«Cultura» e «relax» sono le parole che vengono citate più spesso e risultano trasversali a tutti i target (tanto che proprio per questa loro trasversalità non verranno poi più prese in considerazione). I mondi della lettura (attorno a cui cioè possiamo aggregare delle parole tra loro omogenee) finiscono così per essere sei. Il primo (in ordine di importanza) – con il 90% degli individui che a questo fanno riferimento – è quello della «cultura/conoscenza».  A cui segue l’area semantica (con il 65% delle persone che vi associano la «lettura») dello «svago/relax»: un mondo in cui stanno parole come fantasia, viaggio, curiosità, interesse, passatempo, evasione. Parole in qualche misura «calde» e relazionali. Come per la terza area semantica più numericamente rappresentata (e non a grande distanza dalle altre): quella delle «emozioni» (39%),  dominata da «piacere», «passione», «divertimento», «sognare», «felicità» e «libertà». Ma non mancano parole più concrete da associare alla lettura: quelle del «formato» su cui si legge (25%: «carta», «libro»), del «genere» letterario (22%) o delle ragioni pratiche della lettura  (lo «studio»  è il mondo associato alla lettura dal 14% degli intervista). È comunque nella successiva segmentazione che emergono gli aspetti più interessanti. Ne segnaliamo due. Tra i forti lettore (12+ libri, e-book o audiolibri nel corso dell’anno precedente) la nuvola di parole è molto più ricca e variegata, piena di rimandi a dimensioni del leisure del leggere. E anche tra chi dispone di un’alta dotazione tecnologica, parole come «passione», «libro», «carta», «sognare», «evasione», «avventura», «viaggio» non scompaiono, anzi! Il paesaggio che si delinea pur nella prossimità alla smaterializzazione dei contenute rimane da un lato vicino a dimensioni tangibili, dall’altro a mondi (o sottomondi) fortemente ancorati alla libertà della fantasia e delle emozioni

AUDIOLIBRI IN VINILE? IN USA CI PROVA HARPERCOLLINS

Negli ultimi anni l’ascesa degli audiolibri è passata per il formato digitale, surclassando di fatto quelli su supporto fisico. Detta altrimenti, è il formato digitale ad averne guidato la ribalta, contribuendo in maniera significativa alla loro diffusione e a quella del consumo editoriale che li sottende.
Un altro trend al quale abbiamo assistito in tempi recenti – solo in parte ascrivibile a una più diffusa attenzione dedicata al vintage – è il «ritorno» del vinile nel mercato discografico. Nel 2016, in particolare, complice la scomparsa di alcuni artisti di fama globale, le vendite sono cresciute del 53% rispetto all’anno precedente, facendo registrare la performance di mercato migliore degli ultimi 25 anni. In Italia, stando ai dati Fimi, il vinile arriva a rappresentare una quota di quasi il 10% nel primo semestre 2017, con una crescita del 44% rispetto allo stesso periodo del 2016. Cosa lega il vinile all’audiobook? Sicuramente il percorso evolutivo di quest’ultimo che, più di 80 anni fa, cominciava la sua storia proprio dal 78 giri, come alternativa alla lettura in braille. Poi, l’introduzione delle audiocassette negli anni ’70, dei cd nel corso del decennio successivo e dell’Mp3 nei primi anni 2000, lo hanno fatto sparire dal novero dei supporti utilizzati. D’altronde, si dice che occorrano 119 vinili per accogliere la versione sonora di Guerra e pace, 45 audiocassette, 50 compact disc e un solo file digitale. Eppure il vinile, tornando al campo discografico, non ha mai smesso di esercitare il suo fascino presso un pubblico di nicchia, anche prima dell’exploit del 2016 e al netto dell’evidenza che la produzione di massa sia cessata con l’arrivo degli anni ’90. Una tendenza che può trovare corrispondenza anche in ambito editoriale?
Sembrerebbe di sì.
La statunitense HarperCollins ha annunciato l’arrivo di una collana di audiobook in vinile per la prossima primavera. La prima uscita, attesa per il 18 aprile, sarà il racconto breve Wild Horses di Joe Hill letto dall’attore Nate Corddry. L’aspetto interessante dell’operazione, in anni in cui l’editoria s’interroga sull’opportunità di rivedere i propri flussi di lavoro alla luce del digital first, è che il racconto edito da HarperCollins sarà vinyl first. Il prodotto, insomma, è stato concepito in vinile e per il vinile. Nel 2018 altri autori e altre narrazioni troveranno spazio nella collana in vinile di HarperCollins. Dalla prima puntata del ciclo per ragazzi A series of unfortunate events di Lemony Snicket ai racconti brevi di Neil Gaiman, che fanno da sequel al romanzo fantasy American gods; fino alla raccolta Love poems della poetessa Nikki Giovanni. Con l’acquisto di ciascun vinile, il lettore potrà scaricare il corrispondente file digitale, più comodo per un ascolto in mobilità.

LA  «TURTLE HOUSE» DI TERZANI VERRA' DEMOLITA A BANGKOK

Dopo aver ospitato la famiglia dello scrittore, divenne un ristorante. La Società Dante Alighieri thailandese ha avanzato un’offerta di acquisto, non andata a buon fine.  «Ci installammo a Bangkok nella casa più bella e fatata in cui abbiamo mai vissuto, un’oasi di vecchio Siam in mezzo all’orrore del cemento. Turtle House era splendida la notte. I grattacieli che ci crescevano attorno ci toglievano ogni giorno più sole, ma quando calava la sera la casa tornava ad avere quella calda, quieta magia tropicale».
Tiziano Terzani descriveva così la lussureggiante casa tailandese in cui visse negli anni Novanta con la famiglia. Chissà cosa penserebbe oggi, a vedere gli operai che stanno portando via gli ultimi oggetti, compreso quella pietra mezza distrutta su cui incise il nome della casa. Turtle House, così chiamata in onore della tartaruga che viveva nel laghetto, è stata venduta a un imprenditore edile asiatico, che costruirà un grande palazzo. Il cemento tanto osteggiato dallo scrittore fiorentino potrebbe ricoprire per sempre una delle ultime aree verdi di Bangkok. Lo storico custode Kamsen, amico e collaboratore di Terzani, era rimasto lì per decenni, a guardia della casa. Adesso sta per andarsene. Una storia lunga, quella di Turtle House. Dopo aver ospitato i Terzani divenne un ristorante. Seguirono anni di abbandono. Per scongiurarne la demolizione, l’anno scorso è stata lanciata una petizione che ha raccolto oltre 23 mila firme. La Società Dante Alighieri di Bangkok aveva avanzato un’offerta per acquistare la casa e realizzare qui la propria sede, oltre che un piccolo museo dedicato al giornalista e alla cultura italiana. L’affare però è definitivamente saltato nei giorni scorsi, come raccontato su Facebook dalla Società Dante Alighieri: «Con una grande tristezza nel cuore vi comunichiamo che le proprietarie hanno accettato l’offerta del costruttore». Gli appassionati di Terzani sperano che la nuova proprietà scelga di non demolirla completamente, ma gli operai sono già al lavoro. Non trattiene l’amarezza la moglie dello scrittore, Angela Terzani: «Peccato, una grande occasione persa per l’Italia, una possibilità sprecata per la cultura italiana nel mondo, Tiziano ne sarebbe profondamente addolorato. Forse si poteva fare qualcosa di più per salvarla». Una notizia che arriva a pochi giorni di distanza dall’inaugurazione, sempre a Bangkok, della biblioteca italiana intitolata proprio a Terzani.

5 CONSIGLI PER SBARAZZARTI DEI LIBRI IN ECCESSO

Buttare i libri lo consideri un peccato, però allo stesso tempo la tua libreria sta esplodendo per i troppi volumi? È giunto il momento di fare una selezione dei libri da tenere: è inutile continuare a conservare libri che non hai mai aperto e che sai che non leggerai mai. Grazie ad alcuni consigli di Bustle possiamo aiutarti in questa difficile impresa!

1. Stabilisci un numero: Questo è sicuramente il modo più facile per eliminare i libri indesiderati. Definisci da subito un limite massimo di volumi che potrei tenere sul tuo scaffale e, una volta stabilito il numero, devi assolutamente rispettarlo. Inizia quindi con calma e pazienza a eliminare tutti i libri in eccesso, senza superare il limite prestabilito.

2. Rifletti sul formato di lettura: Certo i libri cartacei hanno un loro valore unico. Ma prova a pensare bene se non ci sono anche altri formati di lettura che ti possono interessare, come gli ebook o gli audiolibri. Alcuni libri potresti tenerli in un formato diverso, in modo da non appesantire troppo lo scaffale. Elimina quindi tutti quei libri che puoi conservare in altri formati.

3. Butta i libri che hanno finito il loro compito: Ci sono libri che magari abbiamo comprato durante il percorso di studi, come tomi e volumi accademici. Magari li conserviamo per ricordarci la fatica passata, gli esami studiati con gli amici. È il momento di ammettere che quei volumi non ci serviranno più, perché tanto non torneremo a studiare quelle materie.

4. Vai in biblioteca: Imponiti di andare in biblioteca almeno una volta al mese. Non serve comprare sempre nuovi volumi, in biblioteca potrai prendere in prestito molti più libri e inoltre, una volta restituiti, avrai più spazio libero sul tuo scaffale. E non dimenticare la questione più importante: andando in biblioteca farai un favore al tuo portafoglio!

5. Non è un addio: I libri che decidi di eliminare non se ne andranno per sempre. Non è un addio definitivo. Se ti dovessi pentire di un libro che hai eliminato, non è la fine del mondo; Puoi sempre ricomprarlo di nuovo, magari in un formato più leggero e meno ingombrante come un ebook, o puou semplicemente andare a cercarlo in biblioteca.

PERSONAGGI: DIMMI CHE UOMO TI PIACE E TI DIRO' COME SEI

L’amore si sa, è il protagonista indiscusso di questo mese di Febbraio. San Valentino si avvicina, per la felicità di chi lo trascorrerà con la sua dolce metà e nell’amarezza di chi ancora non è riuscito a trovare la sua anima gemella. Cosa c’è di meglio allora, nell’ultimo caso, che trascorrere la serata in compagnia di un buon libro? Magari per molte di voi è una tradizione consolidata già da diverso tempo ed è proprio tra le righe dei romanzi, che vi siete infatuate di qualche personaggio letterario. Perchè se la realtà continua a deludere le nostre aspettative, il mondo dei libri offre una straordinaria varietà di uomini di cui innamorarsi. Ecco allora una lista stilata dall’ Huffington Post.

Gilbert Blythe, Anna dai capelli rossi: Il senso dell’umorismo è importante per te e vuoi un partner che ti faccia sentire a tuo agio, proprio come la tua vecchia maglietta preferita. Quando Anna fantastica su un tipo malinconico e problematico, non potete fare a meno di biasimarla, perché così facendo si lascia scappare Gil, un ragazzo piacevole e socievole in grado di farla ridere. Nella tua fantasia, ti innamorerai del tuo migliore amico, che è anche incredibilmente bello, birichino e pazzo di te.

Laurie, Piccole donne: Non puoi resistere a una buona dose di fascino, anche se questo significa che devi scendere a compromessi con tutto il resto. Sei una brava ragazza e hai bisogno di un ragazzo carismatico al tuo fianco. Potrebbe non essere il tizio più profondo o dedito al lavoro ma non è un cattivo ragazzo. E per certi versi vi va bene così.

Atticus Finch, Il buio oltre la siepe: Il dovere e il forte senso di giustizia sociale rendono Atticus ai vostri occhi un uomo irresistibile. Cosa c’è di meglio di un avvocato con un cuore d’oro, un padre single premuroso e un difensore dei diritti civili? Non vi spaventa il fatto che il vostro uomo abbia un passato perchè il senso della famiglia vi porta ad apprezzare una persona che ha già costruito qualcosa in precedenza. Non siete propense a drammi e colpi di testa, ragion per cui preferite aiutare gli altri.

Mr. Darcy, Orgoglio e pregiudizio: Siete donne sarcastiche e orgogliose della vostra pungente ironia.  Avete sempre bisogno di sfide e se andate troppo d’accordo con un uomo, questo viene subito considerato da voi solo come amico. Vi capita spesso di perdere la testa per persone non proprio raccomandabili. Questo perché le litigate c vi conducono a pensare che tra voi nascerà un sentimento profondo e indissolubile. Non è detto però che questo possa sempre accadere.

Mr. Knightley, Emma: Segretamente hai sempre avuto una grande cotta per l’amico di tuo fratello maggiore o per il ragazzo più grande a scuola. Knightley ha l’aria distinta di un uomo più maturo, ma allo stesso tempo sembra ancora un vecchio compagno socievole. Gli anni in più gli danno la maturità che potrebbe mancare ai ragazzi della tua età. Con la vostra precocità, insomma, avete bisogno di un ragazzo con un po’ più di esperienza.

Heathcliff, Cime tempestose: Sei attratta da uomini tormentati e anche pericolosi. Forse è solo la tua paura di cadere nella noia, forse è un desiderio segreto di essere la donna che cambierà la loro esistenza. Se riuscirete o meno nell’impresa, preferisci correre il rischio di essere catapultata nei loro tormenti piuttosto che trascinarti in una routine noiosa con un ragazzo più stabile. Ad ogni modo, cosa c’è di più romantico dell’amore di un uomo che per te esce anche un po’ fuori di testa?

Dean Moriarty, Sulla strada: Sei anticonvenzionale e spensierata, oltre che rilassata nei confronti degli uomini. Fareste crollare senza pensarci troppo la vostra stabilità per partire all’avventura con un uomo affascinante e irraggiungibile, che è ancora alla ricerca del suo posto nel mondo.

Rochester, Jane Eyre: Amate farvi tentare dal melodramma. Se uscite con un ragazzo gentile e carino, siete sicure che finirete per annoiarvi a morte. Preferite conoscere un uomo cupo e pensieroso che nasconde un tragico segreto. Con un Rochester come fidanzato, sarete sempre il centro di ogni serata tra ragazze. E ogni qual volta vi dirà di essere troppo tormentato per impegnarsi davvero con qualcuno, voi non potrete che amarlo ancora di più.

Levin, Anna Karenina: Sei una tipa tranquilla e spesso ti sottovaluti, quindi guardi Levin come un tipo gentile. Apprezzi il suo buon carattere e il suo stile di vita semplice. Non hai visioni azzardate di passione e romanticismo. Vuoi solo stabilirti con un uomo gentile e premuroso e goderti gli appuntamenti.

Quattro, Divergent: Autostima e padronanza di sé non sono caratteristiche solo da maschi. Siete ragazze piene di grinta, che si permettono di dire la loro in ogni occasione e pretendono dagli altri il rispetto che meritano. Essere trattate come bamboline di porcellana vi fa infuriare. Siete toste e indipendenti, ragion per cui ciò di cui avete davvero bisogno non è un protettore ma un degno compagno che sia capace di stare al vostro fianco e affrontare la vita insieme a voi.
SCUOLA PER LIBRAI UMBERTO E ELISABETTA MAURI  2018

I protagonisti del seminario di Venezia

Dal 23 al 26 gennaio 2018 si terrà a Venezia, presso la Fondazione Giorgio Cini sull’Isola di San Giorgio Maggiore, il Seminario di Perfezionamento della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, consueto appuntamento organizzato dalla Fondazione Umberto e Elisabetta Mauri in collaborazione con Messaggerie Libri e Messaggerie Italiane, l’Associazione Librai Italiani, l’Associazione Italiana Editori e il Centro per il Libro e la Lettura. Nella giornata conclusiva, il 26 gennaio, interverranno sui rapporti tra gestione della cosa pubblica e mondo della cultura il Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, Dario Franceschini, e il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. Il Seminario è un atteso appuntamento in cui l’editoria italiana e internazionale si confrontano sul presente e sul futuro del libro.
I lavori del Seminario prevedono l’intervento, a fianco dei manager delle principali catene librarie europee e dei vertici dell’editoria italiana, di figure professionali e di personalità di altri settori per ampliare con i loro contributi l’orizzonte del dibattito. L’intento – come sottolinea il comunicato di presentazione – è quello di “ridefinire e formare attraverso strumenti di analisi e conoscitivi sempre aggiornati la figura professionale del libraio che, senza perdere la sua identità di fondo, venga messo in condizione di riconoscere e anticipare i nuovi ritmi della produzione e della circolazione del libro”. Essere librai significa anche e soprattutto avere la capacità di trasmettere la curiosità e la sensibilità per un mondo fatto di storie che rimandano ad altre storie senza soluzione di continuità. Per essere librai non basta dunque essere delle persone colte o degli abili commercianti o dei manager accorti. Bisogna essere un concentrato di tutte queste qualità e la Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri ha l’ambizione di fornire a chi ha scelto questo mestiere gli strumenti tecnici, organizzativi e conoscitivi per muoversi con consapevolezza in un settore che oggi forse più di altri è in continua trasformazione. La Scuola, primo esempio in Italia, dal 1984 promuove un confronto fecondo all’interno dell’universo librario che non rimane circoscritto all’organizzazione e alla gestione del punto vendita, ma analizza tutti gli aspetti che riguardano l’attività della libreria: distribuzione, commercializzazione e promozione. Un laboratorio di sperimentazione e discussione che ha come centro il libro, il suo percorso, la sua trasformazione.

PREMIO NONINO, ECCO I VINCITORI DELLA 43esima EDIZIONE

La cerimonia di premiazione si terrà sabato 27 Gennaio 2018, alle 11.00, nelle Distillerie Nonino a Ronchi di Percoto, in provincia di Udine, in prosieguo delle celebrazioni per i 120 anni delle Distillerie Nonino. La Giuria del Premio Nonino, presieduta da V.S. Naipaul, ha così assegnato i Premi Nonino Quarantatreesimo Anno: Premio Nonino Risit d'Aur (Barabatella d'oro 2018) a P(our). Nel nome, unione delle parole OUR e PURE, cioè nostro e puro, si sottolinea la missione del gruppo, che ricerca la “purezza” del prodotto, non contaminato, e del “nostro” inteso come passato condiviso in ogni angolo della terra.
Tre sono i paradigmi imprescindibili di P(our): conoscenza, sostenibilità e crescita. Sette sono i giovani bartender che si sono lanciati nella non facile impresa di rilanciare i valori fondanti di ogni società, gli stessi alla base del Premio Nonino. Il loro progetto più significativo è PourProject Progetto Amazzonia, ideato per salvare l’Ajè Negro, una salsa fermentata di manioca amara, frutto di una cultura millenaria preparata dalle tribù indigene della Foresta fluviale amazzonica. Esploratori del passato, immersi nel presente e proiettati nel futuro, ogni anno, organizzano il Symposium, un incontro internazionale per affrontare e approfondire temi fondamentali della società, come la questione del Gender, anche nel settore della bartender community.

Premio internazionale Nonino 2018 a Ismail Kadare. Poeta, romanziere, autore di saggi e sceneggiatore nato in Albania. Aedo innamorato e critico del suo popolo, tra realtà storiche e leggende, che rievocano grandezze e tragedie del passato balcanico e ottomano, ha creato grandi narrazioni. Esule a Parigi dal tempo della dittatura “per non offrire i suoi servigi alla tirannide”, ha rifiutato il silenzio, che è la metà del male, immergendo spesso il suo raccontare in mondi immaginari, divenendo testimone degli orrori perpetrati dal totalitarismo e dai suoi inquisitori. Ha fatto della tolleranza religiosa uno dei cardini della sua opera.

Premio Nonino 2018 - Maestro del nostro tempo a Giorgio Agamben. Le sue indagini, sempre in cerca delle fonti, spaziano dal linguaggio alla metafisica e dall’estetica all’etica. Giorgio Agamben si definisce un epigono, considerate le sue intense esperienze con il fiorire del libero pensiero; costruisce sull’esempio di Michel Foucault, delle sue idee e intuizioni, una biopolitica e crea il concetto dell’Homo Sacer, un essere umano la cui vita è sacra, il che significa che può essere ucciso ma non sacrificato; traccia un’evoluzione, da un uomo antico che “poteva” a un uomo moderno che “vuole”, e si pone al di sopra sia delle leggi umane sia di quelle divine, aprendo la strada a un’età di olocausti. Per rendersi visibili, le società devono lottare fra due opposti principi: quello dei diritti legali e quello dell’anomia. Agamben spesso traduce la sua filosofia in pura poesia immersa nella natura; ascoltate la sua mirabile descrizione tratta dal suo ultimo libro, Autoritratto nello studio: “L’erba è Dio. Nell’erba – in Dio – sono tutti coloro che ho amato. Per l’erba e nell’erba e come l’erba ho vissuto e vivrò”.

IN ITALIA I LETTORI CALANO ANCORA. ULTIMI DATI ISTAT
In Italia i lettori di libri continuano a calare. Sono infatti disponibili gli ultimi dati Istat, che fanno riferimento al 2016, e che parlano di un calo: l’anno scorso i lettori (da sei anni in su) sono solo il 40,5% della popolazione, contro il 42% del 2015. Sono dunque solo circa 23 milioni gli italiani che dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti l’intervista per motivi non strettamente scolastici o professionali. Solo il 14,1% degli italiani intervistati si annovera tra i “lettori forti”, avendo dichiarato di averne letti almeno 12 nell’ultimo anno (13,7% nel 2015). Leggono di più i giovani tra gli 11 e i 14 anni (51,1%) rispetto a tutte le altre classi di etàCome già si sapeva, l’effetto della familiarità è forte nell’abitudine alla lettura: legge libri il 66,9% dei ragazzi tra i 6 e i 18 anni con entrambi i genitori lettori, contro il 30,8% tra i figli di genitori che non leggono libri. Sempre secondo l’Istat, persiste il divario territoriale anche nella lettura.
Come sintetizza l’agenzia Radiocor, legge meno di una persona su tre nelle regioni del Sud (27,5%) mentre in quelle del Nord-Est si raggiunge la percentuale più elevata (48,7%). Altra conferma: le donne leggono di più. In particolare, il 15% delle donne dichiara di leggere in media un libro al mese contro il 12,6% degli uomini. La popolazione femminile continua quindi a mostrare una maggiore propensione alla lettura già a partire dai 6 anni di età: complessivamente il 47,1% delle donne, contro il 33,5% dei uomini, ha letto almeno un libro nel corso dell’anno. Ancora un dato che si conferma, ormai da circa 20 anni: nel 2016 circa una famiglia su dieci non ha alcun libro in casa (il 28,2% delle famiglie possiede non più di 25 libri e il 63,2% ha una libreria con al massimo 100 titoli). A proposito di dati già noti, anche nel 2016 la condizione economica delle famiglie di “non lettori” risulta relativamente peggiore rispetto a quelle dei lettori. Allo stesso tempo, cresce la produzione di libri, pari al 3,7%, con un’inversione di tendenza dopo due anni di calo. Sono circa 1.500 gli editori attivi censiti, che hanno pubblicato 61.188 titoli e hanno stampato quasi 129 milioni di copie. Cresce anche il mercato ebook, in particolare per la scolastica.
CHIUSURA LIBRERIE: NON AMAZON, MA INDUSTRIA EDITORIALE
Il gesto coraggioso di Edizioni e/o che rifiuta le condizioni di Amazon e si vede tornare indietro tutti i libri ha fatto emergere una dinamica che alla lunga uccide gli editori, eppure se le librerie chiudono più che del colosso americano, la colpa è proprio dell'industria editoriale.
Quando un Davide sfida un Golia, almeno per chi scrive, è sempre una bella notizia. E a leggere il comunicato diffuso da Edizioni e/o il 21 dicembre, con il quale l'editore romano ha comunicato la sua decisione di non aver accettato le condizioni capestro imposte da Amazon, l'impressione deve essere molto simile a quella degli ebrei che videro il piccolo Davide avvicinarsi al gigante Golia con in mano una fionda e cinque sassi. Le accuse che e/o muove al gigante del retail online sono molteplici: vanno dalle condizioni di lavoro imposte ai dipendenti (se n'è occupata su queste stesse pagine la collega Lidia Baratta un annetto fa), alla concorrenza sleale verso le librerie indipendenti, dalla politica societaria “al limite del dumping” e dall'elusione delle tasse italiane fino a, per l'appunto, alle condizioni economiche esose imposte agli editori per vendere sulla sua piattaforma. Tutte accuse vere, tranne una, che è vera solo in parte. Sì, perché la relazione tra il successo di Amazon e la chiusura delle librerie indipendenti c'è, assolutamente, ma diamo a Golia quel che di Golia: Amazon c'entra relativamente. E il suo peso in questa dinamica non è comparabile ad altre cause che in questi ultimi due decenni hanno strangolato e reso asfittico il campo da gioco dei librai, soprattutto quelli indipendenti. Che le librerie in Italia stiano chiudendo è un fatto incontrovertibile. I dati dell'Aie parlano di un tasso di chiusura che negli ultimi anni è quasi del 30% — in questo articolo di Gea Scancarello per Business Insider trovate i dati relativi agli anni 2010-15 — e, seppur nell'ultimo biennio le mono-librerie abbiano fatto segnare numeri molto positivi e in crescita, questa dinamica purtroppo non si è di certo fermata.

Di chi è la colpa se le librerie chiudono? La risposta non è molto piacevole, perché una parte e pure grossa della colpa di questo costante moria di librerie è dell'industria editoriale. Ma se Amazon c'entra poco, di chi è la colpa se le librerie chiudono? La risposta non è molto piacevole, perché una parte e pure grossa della colpa di questo costante moria di librerie è dell'industria editoriale. L'aumento dei volumi di produzione, arrivati ormai a dei livelli ingestibili — 66mila novità all'anno, permanenza sullo scaffale di poche settimane, meno di 100 copie di venduto medio —, la concentrazione della distribuzione nelle mani di un solo attore e ancora, la folle politica dei resi che sta creando una gigantesca bolla che prima o poi scoppierà in faccia a tutti. Sono queste le frecce che stanno dissanguando come un san Sebastiano il corpo dell'editoria italiana e il tessuto commerciale librario del nostro paese. Ricordiamo qualche numero: l'Italia è un paese in cui circa 6 cittadini su 10 non leggono nemmeno un libro all'anno; in cui circa il 20 per cento della popolazione — 13 milioni di persone circa — non ha accesso a una libreria; in cui la percentuale di lettori forti, vero business core dell'editoria in tutto il mondo, si abbassa sempre di più ed è ormai ridotta al lumicino. E purtroppo accusare di tutto ciò Amazon non serve. Ribadiamolo: la decisione di e/o è di quelle coraggiose, ma per fare in modo che non sia solo il sacrificio di un singolo che, disperato dall'esito della battaglia, va a morire cercando di portarsi dietro più nemici possibili, deve essere strutturato. Resistere ad Amazon è possibile. E anche vincere. Basta che ci decidiamo una volta per tutta a unirci prima che a dividerci; basta che cominciamo a progettare una resistenza invece che improvvisare una ribellione; che torniamo a lavorare come un organismo, tutti insieme e per il bene di tutti, piuttosto che come un'industria, in competizione gli uni con gli altri. Perché vendere libri non è uguale a vendere frigoriferi e nel farlo i librai sono ancora talmente più bravi di Amazon che se la sfida fosse realmente un campo di battaglia, contro l'arrogante Golia avremmo a disposizione un intero esercito di Davidi.

"LA CAMERA AZZURRA" DI SIMENON ATTRAVERSO I TAROCCHI

La scrittrice Maria Giovanna Luini alla formazione chirurgica affianca l’esplorazione dell’energia umana e dei suoi misteri. Allieva di Alejandro Jodorowsky, gioca con i Tarocchi per leggere la realtà: tutto è immagine ed emozione, libri compresi. Qui "rilegge" il romanzo di Simenon. Dei Tarocchi amo lo stupore, la sensazione che siano capaci di smontare i miei dubbi dimostrando di essere veri. Veri nel gioco, nella leggerezza ironica di un nulla che, proprio perché vuoto, crea ogni possibile pieno. Per La camera azzurra ho giocato con gli Arcani Maggiori dei Tarocchi di Marsiglia restaurati da Jodorowsky e Camoin. Il Maestro che mi ha insegnato a intuirne la magia, li estrae da una tasca dei pantaloni ridendo e, suadente, propone: “Prendi tre carte”.

Le regole dei Tarocchi sono semplici. Sono progressivi: non stanno fermi, iniziano da un passato e vanno verso un futuro tra i tanti possibili, è impossibile ridurli a un elenco rigido di significati. Un gioco di Tarocchi è un canto le cui parole vanno intese nel momento e nel luogo, e per la singola persona. Ci si serve degli Arcani per leggere l’interiorità e gli eventi, gli archetipi del momento e le teoriche evoluzioni: niente a che vedere con un’improbabile divinazione. La camera azzurra ha un tocco magico: senza mezzi termini la carta sotto il mazzo lo dichiara.
È la Temperanza, caratteristica non propria di Simenon che permea la perfezione della scrittura di uno dei romanzi-romanzi più riusciti: è un Angelo con due coppe in mano, versa acqua (cioè emozione ed energia) da destra a sinistra e viceversa, è vigile e amorevole nella dualità terrena e divina (la veste per metà ha il colore rosso ma le ali sono azzurre).
Quando la Temperanza esce, la protezione di un tocco magico è garantita: in questo caso la troviamo addirittura sotto il mazzo, la base di tutto il gioco. Per ribadire il successo dell’opera, l’Arcano chiamato “il suggerimento di Dio” e che si posiziona sopra gli altri è l’Imperatore: chi se non l’Autore? L’Imperatore è l’energia maschile che ha raggiunto la maturità: c’è ricchezza, c’è capacità di gestione e dominio dei propri strumenti creativi, c’è erotismo vivace, c’è il piglio del comando (lo scettro e lo scudo). “Eccellente lavoro, Georges”: con un piccolo ghigno questo Imperatore sussurra così. Dal passato al futuro vediamo quali Tarocchi commentino il percorso di vita del libro. Il passato: l’Eremita sta sopra il Giudizio Universale.
L’Eremita è un uomo solitario ma potentissimo, cammina a ritroso e con la lampada nella mano destra indica la via ai tanti che lo seguono: nella sinistra ha un bastone rosso che lo radica a terra e gli conferisce un potere terreno, ma la mano è azzurra quindi connessa con la magia e l’intuito, il cosiddetto “divino”. È la solitudine dello scrittore e la sua capacità affabulatoria, reca la lampada che attrae e mostra la via ai lettori: si incammina a ritroso avendo come nucleo (sotto) nientemeno che la carta  definita “la rinascita al successo”. Il Giudizio Universale è resurrezione, la tromba dell’Angelo ha squillato: il successo è nel DNA del romanzo nel momento stesso della sua scrittura. Un’altra interpretazione attribuisce a Tony, il protagonista, il ruolo dell’Eremita: chi più solo di lui, che all’inizio della storia ha il Giudizio Universale nel corpo nudo, esausto e sensuale di Andrée e nelle sue domande che prefigurano una morte? Tony sa camminare solo indietro: immobile alla finestra asseconda le fantasie amorose dell’amante con l’indolenza incauta del solitario, mai realmente in contatto con la verità. Il presente: ecco che gli Arcani si infilano nella trama.
Con gli Amanti è troppo facile, o forse no. In effetti “gli Amanti” è la carta più densa di mistero e domande senza risposta perché è amore, ma anche una relazione affollata, identità non chiare che agiscono spinte da sentimento e mai dalla ragione. Gli Amanti qui sembrano Andrée e Tony, e Gisèle è la terza figura. Cupido non sa dove scoccare la freccia, i ruoli e i desideri sono troppi e confusi: Tony non sa staccarsi dal corpo di Andrée ma non vuole abbandonare la pacata quotidianità con Gisèle. È la storia del mondo, il più classico dei tormenti, e la verità si nasconde in un altro significato degli Amanti: l’amore c’è, ma non è unico ed esclusivo. Tony ama due donne, e il Sole è la potenza di un fervore che, a volte, abbaglia. Il Sole indica la fortuna piena del romanzo, ma anche la violenza incendiaria dei sentimenti che possono togliere la vista, la mente, il giudizio. Il Sole scalda ma acceca. Sono consapevoli, i protagonisti, di ciò che sta per accadere?

FORD, CIABATTI, HARUF: I LIBRI DEL 2017 DE "LA LETTURA"

Alla sua sesta edizione, la Classifica di Qualità de la Lettura premia quest’anno come migliore libro del 2017 Richard Ford con Tra loro, edito da Feltrinelli. Secondo classificato è il romanzo di Teresa Ciabatti La più amata (Mondadori); terzo Le nostre anime di notte (NN Editore) di Kent Haruf.
Tra loro di Ford (Jackson, Usa, 1944) racconta la storia dei genitori Parker e Edna, lui commesso viaggiatore e lei casalinga, che si sposarono nel 1928. Sedici anni dopo nacque il loro unico figlio, Richard. Il libro è uscito negli Usa il 2 maggio e in Italia il 18 dello stesso mese per Feltrinelli. Come sottolinea il comunicato, la giuria della Classifica di Qualità, presieduta da Marzio Breda, è quest’anno composta da 300 membri, redattori, collaboratori e amici de la Lettura: ciascun partecipante è stato chiamato a esprimere un massimo di tre preferenze tra tutti i libri usciti in Italia nel 2017.
Il vincitore riceverà un’opera realizzata dall’artista Ettore Spalletti (Cappelle sul Tavo, Pescara, 1940). La Classifica di Qualità è nata nel 2012 e nelle edizioni precedenti ha premiato Jonathan Safran Foer con Eccomi (Guanda), Claudio Magris con Non luogo a procedere (Garzanti), Donna Tartt con Il cardellino (Rizzoli), Joël Dicker con La verità sul caso Harry Quebert (Bompiani) e – alla sua prima edizione – Emmanuel Carrère con Limonov (Adelphi). L’edizione 2017 vede inoltre la nascita di una nuova iniziativa: la Classifica della Traduzione, che premia la qualità delle versioni dalle lingue straniere, raccogliendo i voti di 208 giurati presieduti da Antonio Ferrari. Il vincitore è Fabio Cremonesi per la traduzione di Le nostre anime di notte (NN Editore) di Haruf.
Al secondo posto pari merito Susanna Basso per Nel guscio (Einaudi) di Ian McEwan e Martina Testa per La ferrovia sotterranea (Sur) di Colson Whitehead. Il vincitore Fabio Cremonesi riceverà un’opera del fotografo Franco Fontana (Modena, 1933). La top ten e tutti i libri votati in entrambe le Classifiche sono pubblicati – completi di autore, titolo e casa editrice, e preferenze ottenute – sul numero #315 de la Lettura, che riporta inoltre tutti i nomi dei giurati dell’edizione 2017.

LIBRI CON TITOLI COMPLETAMENTE DIVERSI IN ALTRE LINGUE  

La traduzione è un’arte sottile e delicata, specialmente quando si tratta di libri. In alcuni casi, ciò che funziona in una lingua non funziona in un’altra. I libri, infatti, vengono spesso pubblicati con titoli diversi nei vari paesi, in base a ciò che l’editore pensa che potrà attrarre i lettori. Nella traduzione francese della serie di Harry Potter, ad esempio, il secondo nome di Voldemort è stato cambiato da “Marvolo” a “Elvis” per far funzionare l’anagramma “I am Lord Voldemort”. Ma a volte è il titolo del libro che viene completamente cambiato perchè suoni meglio in una nuova lingua. Ecco a voi titoli di libri, stilati da Bustle,  molto diversi dalla loro stesura originale.

“The Great Gatsby” (Il grande Gatsby) La Svezia è andata verso un’altra direzione con la loro traduzione di The Great Gatsby. La versione svedese si chiama En Man Utan Skrupler, o A Man Without Scruples. Ciò significherebbe che Gatsby sia un uomo senza scrupoli? Un appellativo un pò duro quello che gli editori svedesi hanno voluto dare al protagonista.

“The Fault in Our Stars” (Colpa delle stelle) La traduzione in macedone di “The Fault in Our Stars" e che noi come conosciamo come “Colpa delle stelle” sarebbe “The World is not a Factory for Fulfilling Wishes”, ovvero “Il mondo non è una fabbrica per soddisfare i desideri” Un titolo che sicuramente ha una visione molto più pessimista del titolo originale di John Green.

“Twilight” o “Fascination” La traduzione francese di “Twilight” è semplicemente intitolata “Fascination”. Probabilmente perchè voglia far riferimento al fatto che i protagonisti Bella ed Edward siano sicuramente affascinati l’uno dall’altra. D’altronde se ci si fa caso, in francese il resto dei libri della serie si chiama Tentation, Hésitation e Révélation. Parole che inducono a pensare che i titoli francesi siano in qualche modo molto più sessuali di tutti i contenuti dei libri in inglese.

“Animal Farm” (La fattoria degli animali) La Francia ha optato per un percorso un pò meno elegante nella traduzione del titolo “La fattoria degli animali”di George Orwell. “Les Animaux Partout!” tradotto letteralmente in “Animali ovunque!”  di certo non fa pensare al titolo di un affascinante libro per bambini.

“Catcher in the Rye” (Il giovane Holden) La traduzione russa di “Catcher in the Rye”  è stata un enorme successo in Unione Sovietica, anche se il titolo è stato letteralmente tradotto in “Over the Abyss in Rye”. Basti pensare al fatto che, nel 2008  Max Nemstov ha cambiatola traduzione del titolo in “Catcher on a Grain Field”, le persone erano sconvolte dal fatto che il nuovo titolo fosse sbagliato.

“IL CONGIUNTIVO", LA CANZONE A FAVORE DELLA GRAMMATICA

Lorenzo Baglioni è un ragazzo di trent’anni che dopo una laurea e un dottorato in matematica, si è dato a quello che potremmo definire il mondo dell’arte. Oltre a calcare i palchi teatrali di alcune città d’Italia, Lorenzo si è dato anche alla via del canto. Ed è seguendo questa strada e armato di sorrisi, che il video della sua “Il Congiuntivo”, da poco pubblicato in rete, vuole spronare i ragazzi una volta per tutte a un corretto uso del congiuntivo. Lorenzo aveva fatto parlare di sè già un anno fa, come ricorda il Corriere, con la canzone “Le leggi di Keplero”, canzone ritmica volta a spiegare le leggi dell’astrofisica. Ma questa volta “Il Congiuntivo” dopo essere diventato un video virale con oltre 900 mila visualizzazioni nell’arco di un solo giorno, sta puntando al festival della canzone nazional popolare sanremese. Per ora il brano ha superato i due livelli di selezione per “Sarà Sanremo”, l’anteprima del festival che si svolgerà in diretta il 15 Dicembre e dove verranno proclamati i giovani che passeranno le selezioni finali. Non solo musica e festival. Il brano, come spiega lo stesso Lorenzo, vuole dire basta al corretto uso della grammatica in un paese in cui ogni secondo vengono sbagliati 79 congiuntivi. Un testo il suo che ha attirato anche l’attenzione dell’Accademia della Crusca dalla quale Lorenzo ha ottenuto un riconoscimento. Con un post su Facebook, l’Accademia ha citato il cantante con gli hastag #LaCruscarisponde e #repetitaiuvant.

SABATO 25 NOVEMBRE - INCONTRO CON L'AUTORE

Sabato 25 novembre alle ore 15.00, in Saletta Lampertico: incontro l'autore Davide Vecchi e con il deputato Emanuele Cozzolino. letture di brani tratti da "Il caso David Rossi il suicidio imperfetto del manager Monte Paschi di Siena", e dibattito con il pubblico.
Ingresso libero con posti limitati, prenotazioni: suicidioimperfetto@gmail.com.
A seguire l'autore sarà nella nostra libreria a firmare le copie del suo libro.

5 LIBRI PER FAR INNAMORARE I BAMBINI DELLA LETTERATURA

Il dilemma è sempre lo stesso: “Lettori si nasce, o si diventa?”.
Nessuno è mai riuscito a trovare risposta ma la questione, ancora oggi, divide moltissimo: gli appassionati di lettura che non si capacitano di come mai il numero delle persone che non leggono continuano ad aumentare, e dall’altra parte, i non-lettori che non comprendono cosa ci possa essere di cosi fantastico nel mondo dei libri. Sono state fatte molte indagini a riguardo e alcune hanno appurato che il fatto che molti adulti non leggono è da ricollocarsi ai tempi della scuola quando si veniva ‘costretti’ a leggere libri. Che sia vero oppure no, forse, come in tutti i rapporti, è solo questione di feeling. Magari bisogna trovare il libro giusto. Ecco alcuni libri che hanno fatto innamorare i bambini della lettura facendoli diventare, poi, grandi lettori in età adulta. E voi, vi ricordate qual è il vostro libro di esordio?

CUORE di Edmondo De Amicis.
Il libro, anche se ricco di quel buonismo tanto caro alla retorica risorgimentale, risulta scorrevole alla lettura e la motivazione è che il narratore è rappresentato da un bambino di scuola elementare che riporta in forma diaristica episodi separati tra loro, e dunque molto brevi e agevoli per chi si presta per la prima volta alla lettura, e di facile comprensione, per via del linguaggio adatto ai più.

IL MAGO DI OZ di Lyman Frank Baum.
Forse l’atmosfera sognante e fantastica o forse i personaggi che popolano questo romanzo sono le cause dell’enorme successo e degli innumerevoli apprezzamenti espressi.

IL PICCOLO PRINCIPE di Antoine de Saint-Exupéry.
Un’opera che affronta temi importantissimi come il senso della vita, l’amicizia e l’amore, ma che grazie alle tenere immagini e grazie all’abilità dell’autore non risultano noiosi o di difficile comprensione. Le numerose allegorie della società moderna vengono adattate ad un linguaggio semplice immediato, capace di generare spunti di riflessione soprattutto negli studenti più piccoli. Un racconto fantastico che costituisce una sorta di educazione sentimentale.

DIARIO DI UNA SCHIAPPA di Jeff Kinney.
Questo romanzo per ragazzi racconta le disavventure di Gregory Heffley, un ragazzo di undici anni. E’ lo stesso protagonista a raccontare le sue sfortunate avventure in un diario che definisce “giornale di bordo”. Gregory ha un piano ben preciso, infatti, decide di scrivere il suo diario perché è sicuro che da grande sarà ricco e famoso, ed è anche sicuro che prima o poi verrà intervistato e dovrà rispondere a quelle noiose domande sull’infanzia  che i giornalisti rivolgono sempre  alle persone importanti.

HUNGER GAMES di Suzanne Collins.
Questo ciclo di romanzi di fantascienza è ambientato in Nord America in un futuro post apocalittico. In questo mondo malato, la protagonista del primo libro della serie si offrirà volontaria per partecipare alla settantaquattresima edizione dei giochi. Una trilogia distopica e appassionante, che ha incuriosito e intrattenuto tantissimi ragazzi di tutte le età.

COSE CHE CAPITANO A CHI È ABITUATO A LEGGERE VELOCEMENTE

Ci sono cose che capitano soprattutto a chi è abituato a leggere velocemente. Ogni “metodo” di lettura ha i suoi pro e i suoi contro: dal farlo lentamente al rileggere i volumi amati, fino al decidere di smettere quando un libro ci annoia.
Ecco allora che Bustle elenca momenti positivi e negativi che chi ama leggere velocemente si trova ad affrontare.
Le persone non credono che abbia davvero letto così tanto: capita, in particolare a chi è abituato a leggere velocemente da anni, che i suoi interlocutori non riescano a prendere sul serio il numero spropositato di libri che dice di aver divorato.
Finisce di leggere per primo: a scuola chi è abituato a leggere velocemente è sempre il primo a finire. E per questo deve restare ad aspettare che anche gli altri abbiamo concluso.
Qualche volta rischia di perdere i dettagli: chi legge velocemente, magari senza neanche accorgersene, salta qualche parola o sorvola alcuni dettagli che potrebbero invece essere ricordati da un lettore più lento.
La sua casa trabocca di libri: ha bisogno di un grande numero di libri per tenersi occupato e questo, spesso, significa anche che possiede librerie stracolme di volumi.
Ha un occhio speciale per gli affari: dai negozi di libri usati fino agli sconti in libreria e alle biblioteche, al lettore non sfugge nessuna possibilità di leggere di più spendendo di meno.
Non si spaventa davanti ai “libroni”: raro che un lettore vorace si faccia intimorire da un volume di cinquecento pagine. Per chi legge velocemente non è difficile apprezzare perfino i classici più temuti per la lunghezza, o le serie composte da decine di volumi.
Leggere velocemente gli ha risparmiato dello stress: e, soprattutto, per i lettori veloci che studiano non esiste il rischio di stressarsi per finire un libro in tempo per un’interrogazione o un esame.

IL MAN BOOK PRIZE 2017 A GEORGE SAUNDES

Il Man book Prize 2017 va a George Saunders con il romanzo "Lincoln nel Bardo", ispirato a un aneddoto sul presidente americano Lincoln. Ogni anno il Man Booker Prize premia la migliore opera in lingua inglese pubblicata nel Regno Unito e riconosce al vincitore 50.000 sterline oltre a grande riconoscimento, non solo in Gran Bretagna.
L'opera ha sbaragliato gli altri candidati, annunciati nella shortlist il 13 settembre: 4321 di Paul Auster, History of Wolves di Emily Fridlund , Exit West di Mohsin Hamid, Elmet di Fiona Mozley, e Autumn di Ali Smith. Lo scrittore ha definito la sua scrittura frutto di un processo "irrazionale": “Un’opera d’arte si può vedere come un movimento in tre tempi: un giocoliere raduna i birilli, li lancia in aria e li acchiappa”. “Subito mi è apparsa l’immagine di Lincoln che tiene in grembo il figlioletto. A generare il romanzo è dunque stato un impeto. Avevo questa idea nella testa e ho cercato di resistere alla tentazione di scriverne, perché mi sembrava troppo difficile o forse troppo noiosa o troppo classica". Lincoln nel Bardo, è un unicum: ambientato in una sola notte, nel febbraio del 1862, mentre da un anno imperversa la Guerra Civile, narra di come il Presidente Abramo Lincoln venga scosso da una tragedia personale, quella della morte improvvisa del figlio undicenne, Willie. Il legame tra i due è talmente forte che il padre non può fare a meno di visitare la cripta per riabbracciare un’ultima volta il ragazzo. Il distacco sembra così impraticabile che il piccolo Willie resta bloccato nel Bardo, una sorta di limbo e la sua anima vaga per il cimitero di Georgetown popolato da fantasmi vittime dello stesso attaccamento alla propria esistenza terrena.

TERAPIA DELLA LETTURA: QUANDO UN LIBRO CI "PARLA"

IL POTERE TERAPEUTICO DELLA LETTURA E LE VOLTE IN CUI SENTIAMO CHE UN LIBRO CI STA "PARLANDO".
Che la cultura in generale, e l’esercizio della lettura in particolare, abbiano un benefico influsso e siano spesso dei toccasana che ci rischiarano l’esistenza, è verità ben nota ai lettori “forti”. Si tratta di persone che hanno optato, per gusto, interesse o inclinazione naturale, per l’abitudine quotidiana e il contatto diretto con i libri, un momento irrinunciabile della loro giornata al quale pensare con un senso di gratitudine e di sollievo magari mentre si è immersi nel lavoro, come se si trattasse di un giardino segreto e personale che ci aspetta; una specie di dipendenza, si sostiene, senza effetti collaterali, anzi con ricadute senz’altro positive sull’equilibrio e sull’umore. Tuttavia talvolta sono le stesse circostanze della vita a spingerci verso i libri pur senza essere, di partenza, dei “lettori forti”, e a farci scoprire quanto essi possano contare nel nostro equilibrio mentale, anzi addirittura nel ricostruirlo.
Sul sito americano Bustle, sempre all’avanguardia e attento alle tendenze e agli umori del mondo contemporaneo, si trova la toccante testimonianza di Alexandra Weis (“Alex”), giornalista e autrice, che ripercorre all’indietro il suo intenso rapporto con la lettura, non “sbocciato”, come succede a molti, durante l’infanzia oppure trasmessole dalla famiglia; piuttosto, sorto successivamente. Da ragazzina, scrive Alex, la sua libreria era piena dei libri tipici per l’adolescenza, da quelli sul primo amore ai manuali che insegnavano a farsi nuovi amici, ma non ce n’era nessuno che affrontasse tematiche relative alla morte e alla possibilità di incontrare il male e il dolore a qualunque età.
Nel giro di sei mesi, tuttavia, la scomparsa di un suo carissimo amico teenager in seguito a un incidente stradale, e quella di una nonna molto amata, per malattia, la colmarono di angoscia e le scavarono dentro un buco nero di paure e di dilemmi esistenziali, per i quali non pensò di poter trovare un qualche conforto nei libri: nessuno avrebbe potuto capire quel che provava. Eppure, tempo dopo, per tentare di sentirsi meglio, la giovane Alex entrò in una libreria e acquistò dei libri in maniera del tutto casuale (fantascienza, problemi coniugali e così via), scoprendo, inequivocabilmente, e malgrado gli argomenti senza alcuna attinenza col suo stato d’animo, di sentirsi meglio. È dal quel giorno, confessa Alex, che non ha potuto più fermarsi, come se fosse stata illuminata da una grande verità: i libri non sono solo un intrattenimento o una fuga: servono per la stessa sopravvivenza. I libri aiutano in ogni caso: a guarire, a evolversi, a decidersi per una svolta, a diventare più consapevoli, a non sentirsi soli, a conoscersi meglio. “I libri, sostiene J. K. Rowling, “sono come specchi”, e comunque parlano sempre di noi.
Anche se il nostro protagonista non vivesse esattamente le nostre vicende, la sua psicologia, i suoi dubbi, i suoi tentennamenti, le sue emozioni e il suo scavarsi dentro avranno, senza dubbio, dei punti in comune con il nostro travaglio, il nostro modo d’essere e di vivere una circostanza. E i libri, scrive ancora Alex, senza i quali non riesce più a immaginarsi, i libri che riassumono esperienze e ci mostrano quanto tutti noi siamo contemporaneamente attraversati da sentimenti contrastanti, impulsi, desideri e aspirazioni, ci insegnano a elaborare le emozioni; che ogni vita ha significato al di là della sua lunghezza o brevità – quel che conta è come si è vissuto – ; che esistono molteplici possibilità di ricominciare; che i percorsi da intraprendere sono infiniti; i libri ci spingono a trovare, ogni giorno, una ragione per sorridere, e per cercare il bene nel mondo. Soprattutto, ci insegnano che esistono molte cose per le quali vale la pena di vivere.

#IOLEGGOPERCHÈ2017

L'iniziativa nazionale di promozione del libro e della lettura, organizzata dall'Associazione Italiana Editori, fondata sulla passione dei lettori di ogni età ed estrazione è giunta alla terza edizione. Dopo i risultati raggiunti nel 2016, in cui le biblioteche delle scuole di tutta Italia hanno ottenuto in dono ben 124.000 LIBRI NUOVI per i loro studenti, #ioleggoperché riparte anche quest’anno con l’obiettivo di far crescere nuovi appassionati lettori. Da sabato 21 a domenica 29 ottobre 2017 tutti i cittadini potranno recarsi nelle Librerie aderenti e acquistare libri da donare alle Scuole iscritte a #ioleggoperché. La novità di quest’anno è che, oltre alle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado (pubbliche e paritarie), anche le scuole dell’infanzia potranno partecipare all’iniziativa per promuovere la lettura tra i piccolissimi. 
Non solo. Gli editori raddoppieranno i libri acquistati dagli italiani, mettendo a disposizione degli istituti un numero pari di volumi (fino ad un massimo di 100.000 volumi), suddividendoli secondo disponibilità tra tutte le scuole iscritte che ne faranno richiesta attraverso il portale.  L’obiettivo comune è di popolare di migliaia di testi le biblioteche degli istituti scolastici che avranno aderito al progetto e ne avranno fatto richiesta. I messaggeri di #ioleggoperché anche quest’anno sono il cuore pulsante dell’iniziativa, ognuno con la propria motivazione e la libertà di scegliere il grado di coinvolgimento, porteranno #ioleggoperché nelle librerie, nelle scuole, sul web e ovunque sarà necessario supportare e incentivare la raccolta. Portavoce dell’iniziativa, promotori di eventi, i Messaggeri  potranno,  dal 21 al 29 ottobre 2017, affiancare i librai nei punti vendita, diffondere l’iniziativa e consigliare i clienti donatori nelle loro scelte, incentivare le donazioni di libri per le Scuole. Per maggiori informazioni www.ioleggoperche.it Sono già tantissime le scuole che stanno organizzando eventi dal 21 al 29 ottobre in Libreria. Se sei una Scuola iscritta a #ioleggoperché2017, organizza dal 21 al 29 ottobre un evento insieme a una Libreria per promuovere la lettura e soprattutto per incrementare le donazioni alla tua biblioteca scolastica. Letture ad alta voce, incontri con l’autore, flash mob letterari, lezioni in libreria, gare di abilità, spettacoli o rappresentazioni musicali, installazioni in vetrina: non c’è limite alla fantasia! L’importante è iscriversi al contest insieme a una Libreria con cui hai stretto un gemellaggio, coinvolgere tante persone e aumentare così le donazioni di libri per la tua biblioteca! Le cinque Scuole che avranno organizzato gli eventi più originali e coinvolgenti riceveranno in premio un buono acquisto del valore di 2.000 Euro da spendere in libri per rifornire e aggiornare la propria biblioteca scolastica.

Questi sono gli eventi che ci coinvolgono:

Martedì 24 ottobre ore 16.00
#ilFogazzarolegge

Le fiabe non sono solo per i bambini, hanno sempre qualcosa da dirci...Il piacere di leggerle ed ascoltarle non ha età. I quattro indirizzi del Liceo hanno scelto fiabe/filastrocche/racconti brevi (e un oggetto simbolico) che li rappresenta e le leggeranno ad alta voce. Le scienze applicate si cimenterà con la fantascienza, le scienze umane con il latino e l'educazione, il LES con l'importanza dell'economia, il linguistico con letture in lingua (russo, tedesco, spagnolo e francese) e traduzione italiana. Il tutto accompagnato da un sottofondo musicale regalato da alcuni compagni che studiano anche al Conservatorio.

Sabato 28 ottobre ore 10.30
Lettori alla riscossa, Galilei G. di Arzignano

Lettori alla riscossa. Contenuti e prospettive del decalogo dei “diritti imprescrittibili del lettore” Perché se a scuola si impara a leggere, nella scuola il più delle volte si diventa allergici alla lettura? Semplice: alcuni verbi non sopportano l’imperativo e leggere è proprio uno di questi. Gli studenti e le studentesse lo sanno bene, la lettura come obbligo (imposto da insegnanti e famiglie) ha quasi sempre come risultato quello di trasformare il libro in un macigno sul comodino. A partire dalle riflessioni contenute nell’intramontabile saggio di Daniel Pennac, COME UN ROMANZO, i ragazzi e le ragazze del "Galilei" cercheranno di scoprire cosa ne pensano lettori accaniti, lettori saltuari, lettori pentiti ma anche e soprattutto i non lettori. Che tipo di rapporto hanno con i libri? A quali cause lo riconducono? Chi davvero può definirsi Lettore? Se l’autore ha la libertà di scrivere, ha senso parlare di dovere di leggere? Non è forse anche quello di non leggere un diritto? Questo e molto altro ancora per promuovere la lettura come attività libera, individuale, come modo di essere, come atto d’amore che non chiede nulla in cambio. E per chi ama sentirsi "dire" le storie, c'è sempre la possibilità, in un angolo tranquillo, di ascoltare qualcuno che ce le legge.

Sabato 28 ottobre ore 16.30
RACCONTI IN TEATRO, Inf. "Sacro Cuore" Barbarano

Hai mai assistito ad un racconto con l'uso del teatrino Kamishibai? Allora questa è l'occasione giusta da non perdere. Bambini della scuola dell'Infanzia e del primo anno della scuola Primaria venite in libreria ad assistere al racconto di due bellissime storie. La prima, liberamente tratta dal testo di Isabelle Carrier "IL PENTOLINO DI ANTONINO", racconta di un bambino speciale e ci insegna che cosa sia l'INCLUSIONE. Saranno proprio le voci dei bambini della scuola dell'Infanzia "Sacro Cuore di Ponte di Barbarano Vicentino a scandire i tempi di questa prima narrazione. Il secondo racconto, liberamente tratto dal libro "SONO IO IL PIU' FORTE" di Mario Ramos, parla di un lupo molto ma molto PREPOTENTE che spadroneggia per tutto il bosco, finché un bel giorno succede che...che cosa? Corri in libreria sabato 28 ottobre alle ore 16.30 e lo scoprirai...Ti aspettiamo!!!

IL PAPA, UMBERTO ECO, DONNE 

A Francoforte si compra italiano.
I nostri editori alla Buchmesse confermano la tendenza. I titoli di punta sono il libro del Pontefice e un volume del semiologo Eco. La novità è l’interesse per le nostre scrittrici. Gli editori presenti alla Buchmesse confermano la tendenza registrata dall’Aie per l’anno scorso: continua l’interesse per i libri italiani all’estero. Anzi sembra in crescita, oltre l’11% di diritti venduti dichiarato dall’Associazione editori. A dare il via fu, anni fa, il noir italiano (Camilleri, Lucarelli, De Cataldo, Manzini, Carlotto, Malvaldi), venduto bene in Germania e Francia. E che oggi continua ad avere i suoi successi.

Padri nostri.
In un bilancio della Fiera, il primo posto spetta a papa Francesco: Image Books del gruppo Random House Penguin ha appena acquistato i diritti mondiali per la versione inglese del Padre nostro di papa Francesco, coedizione Rizzoli-Libreria Editrice Vaticana, in uscita in Italia il 23 novembre. Il Pontefice commenta versetto per versetto la preghiera che Gesù regalò ai suoi discepoli, convinto com’è che anche oggi abbiamo bisogno di imparare a pregare. Un altro nome ecumenico, internazionale, è quello di Umberto Eco. Per il suo Sulle spalle dei giganti (La nave di Teseo, in uscita il 19 ottobre) si sono già mossi 12 editori, circa gli stessi che negli anni avevano pubblicato i saggi Storia della bellezza, Storia delle terre e dei luoghi leggendari eccetera. Il libro postumo (Eco morì nel febbraio 2016) raccoglie le 12 lezioni tenute al Festival della Milanesiana dal 2001, con le illustrazioni scelte dallo stesso Eco.

Cercando un’altra Ferrante.
La «novità» sul mercato internazionale sono le donne. Forse, si sente dire in giro, nella speranza di trovare un’altra Elena Ferrante, che ancora oggi è presente nelle classifiche. Ilaria Tuti, Paola Peretti e Letizia Pezzali — assolute debuttanti le prime due, la Pezzali è invece al secondo romanzo — sono per la fiction i veri casi italiani della Buchmesse 2017. Per tutte e tre si sono scatenati gli acquisti stranieri già prima dell’inizio: i diritti di Fiori sopra l’inferno di Ilaria Tuti (esce da Longanesi a gennaio) sono già stati venduti a Spagna (Alfaguara), Germania (Penguin Vlg) e Francia (Laffont). «Publisher Weekly» l’ha segnalato come uno dei libri caldi della Fiera e ieri l’inglese Orion se n’è aggiudicata i diritti. Noir ambientato in Friuli, nei luoghi dove vive la scrittrice, racconta la caccia a un serial killer condotta dal commissario Teresa Battaglia, una donna sola, coraggiosa e all’apparenza molto dura, che però scopre di soffrire dei primi sintomi di una malattia devastante. I diritti mondiali de La distanza tra me e i ciliegi di Paola Peretti (Rizzoli, autunno 2018) se li è aggiudicati la Hot Keys Books, settore libri per ragazzi del gruppo inglese Bonnier Publishing. È la storia di Mafalda, 9 anni, che sta diventando cieca. Anche la scrittrice ha dichiarato di essere affetta da cecità progressiva. Sette Paesi, infine, hanno comprato La lealtàdi Letizia Pezzali (Einaudi Stile libero, gennaio 2018), fra cui la Spagna, Alfaguara. Siamo nel mondo della finanza, delle banche d’affari di Londra dove lavora Giulia, la protagonista. Nei mesi della Brexit Giulia torna a Milano e ricerca l’uomo sposato per cui molti anni prima aveva nutrito una fortissima ossessione erotica. Forse vuole trovare una conclusione di quell’amore impossibile, di certo dovrà provare passione e dolore, quei sentimenti umani che il mondo dei broker non conosce. Le signore di Hitler. Ancora donne: L’Arminuta (Einaudi) di Donatella Di Pietrantonio, premio Campiello 2017, è già stato venduto in 10 Paesi. Infine, un record: il nuovo romanzo di Rossella Postorino (Feltrinelli, ancora senza titolo: racconta le vicende delle «assaggiatrici» di Hitler), è stato acquistato in Spagna, Francia, Olanda e in America che ha pagato 125 mila euro sull’«assaggio» di solo 14 pagine.

LA MARATONA REGIONALE DI LETTURA DEL 29 SETTEMBRE 2017

#ilvenetolegge
In un paese in cui solo quattro italiani su dieci leggono un libro all’anno, che si trova agli ultimi posti delle classifiche internazionale per i consumi culturali e in un contesto sociale in cui gli indicatori economici dicono costantemente che la crescita economica è in stretta relazione con gli indici di alfabetizzazione (anche informatica), educare alla lettura e promuovere un rapporto armonioso con i libri e più in generale con la parola scritta diventa necessario.

L’educazione alla lettura ha come fulcri la famiglia e la scuola che sono sollecitate a far incontrare i libri fin dalla primissima infanzia, le biblioteche e le librerie. Accanto all’azione continuativa di scuole e biblioteche e librerie è importante promuovere anche alcuni eventi che possano raggiungere un pubblico più ampio, nell’idea di incidere sull’immaginario che vede ancora la lettura come sinonimo di pesantezza, noia e retaggio scolastico. I singoli eventi però si risolvono nell’arco effimero del loro svolgimento e spesso non riescono ad incidere sulle statistiche. C’è bisogno di manifestazioni che possano unire una visibilità a livello sociale e mediatico, ma che diano anche continuità all’azione di promozione della lettura esistente, consolidando le abitudini di lettura dei cittadini. Tra gli eventi praticati di più in questi anni ci sono senz’altro i festival, kermesse che vedono al centro gli incontri con autori ed editori, organizzati per rassegne tematiche o generalisti. In Italia esiste una piccola tradizione di maratone letterarie in cui nell’arco di una giornata si legge un libro collettivamente, spesso coinvolgendo insieme attori e lettori improvvisati in una kermesse festosa.

Maratona di lettura – Il Veneto legge che si svolgerà il 29 settembre su tutto il territorio regionale, vuole partire da queste esperienze per cercare una formula originale che dia continuità all’azione simbolica della maratona. L’idea è quella di provare a veicolare una campagna di promozione della lettura che abbia come centro, come punto d’arrivo l’evento maratona, ma che possa coinvolgere per un anno il territorio regionale. Scuole, biblioteche e librerie organizzeranno per il 29 settembre reading, aperitivi, incontri con l’autore, giochi… eventi che abbiamo come tema i libri selezionati. Scegliere un libro non è semplice, un libro che possa essere letto con piacere da pubblici diversi, che abbia un autore significativo, una tematica avvincente. La proposta è caduta su libri di autori veneti o di ambientazione veneta: il legame con il territorio aiuta a sentirsi più coinvolti in un'avventura collettiva. Un progetto che ha per protagonista il libro, attorno al quale si cercherà di creare una comunità allargata di lettori. Il programma di Vicenza, che coinvolgerà studenti di ogni scuola di ordine e grado prevede un'invasione del territorio: gli alunni con i loro libri saranno impegnati a leggere anche per i passanti, poi si raduneranno per un Flash Mob davanti a Palazzo Chiericati, quindi continueranno in fila lungo Corso Palladio per giungere in Palazzo Cordellina presso la Biblioteca Bertoliana e concludere la manifestazione.
Lungo il percorso incontreranno le librerie del centro storico, che accoglieranno alcune classi ma soprattutto raccoglieranno gli slogan e le citazioni dai libri preferiti dagli alunni. Lo slogan e la citazione ritenuti più accattivanti saranno esposti in libreria, i primi 3 slogan selezionati verranno premiati.

ROMANZI DISTOPICI: DAI CLASSICI AI CONTEMPORANEI

Quando si parla di romanzi distopici la scelta è ampia, e non mancano i classici del genere, per riflettere sul presente e il futuro e per capire meglio le origini di una diramazione della letteratura che sta tornano al centro dell’attenzione. Negli ultimi anni, infatti, si è vista la rinascita delle distopie, soprattutto grazie a serie di romanzi poi trasformate in serie tv e film di successo (qui ne abbiamo raccolti alcuni pubblicati di recente). Quali sono, quindi, i grandi classici della distopia che non possono mancare nella libreria di un lettore? E quali alcuni tra i migliori romanzi distopici contemporanei?

Ecco una selezione (i titoli qui di seguito non sono proposti in ordine di importanza e questa lista non ha la pretesa dell’esaustività). Alcuni classici (e non solo) della distopia…

Fahrenheit 451 di Ray Bradbury (1953) Scritto nel 1953 e ambientato nel 1960 (e portato al cinema dal grande regista francese François Truffaut), racconta di una società in cui è proibito possedere e leggere libri. Per contrastare le numerose effrazioni, i vigili del fuoco sono incaricati di bruciare i volumi…

Arancia Meccanica di Anthony Burgess (1962) Pietra miliare del genere, narra le vicende di Alex, adolescente disadattato ma più intelligente della media, che trascorre il tempo compiendo reati e della “cura Ludovico” che gli viene applicata in carcere per redimerlo dai suoi delitti. È stato portato al cinema da Stanley Kubrick.

1984 di George Orwell (1949) Il partito socialista ha preso il potere e il Grande Fratello controlla che ogni cittadino rispetti le regole del regime totalitario che è stato istituito. Siamo nel 1984, gli oceaniani odiano i dissidenti, sono dissuasi dal pensiero libero e idolatrano il regime.

Il mondo nuovo di Aldous Huxley (1932) La produzione in serie è applicata anche alle nascite nel nuovo mondo, appena liberatosi dopo una guerra decennale. La comunità è divisa in caste, le famiglie sono ormai superate e fin dal concepimento ogni individuo è sottoposto a un condizionamento psicofisico.

La strada di Cormac McCarthy (2006) Il mondo come lo conosciamo è tramontato, non restano che terre inospitali e gelide. Un padre e un figlio percorrono la strada verso sud per scampare all’inverno (l’opera è diventata anche un film, da cui è stata tratta l’immagine in copertina all’articolo).

Il racconto dell’Ancella di Margaret Atwood (1985) Ritornato in auge negli ultimi tempi (è stata tratta una serie tv di successo), il romanzo è ambientato nella teocrazia di Gilead, dove le donne ancora fertili sono ancelle incaricate di generare i figli della classe dirigente, le cui mogli sono ormai sterili.

Il complotto contro l’America di Philip Roth (2004) Entra in gioco l’ucronia. Cosa sarebbe successo se i nazisti avessero vinto la Seconda Guerra Mondiale e l’America fosse una colonia tedesca…

La svastica sul sole
 di Philip K. Dick (1962) Altra ucronia, sempre sulla Seconda Guerra Mondiale, quella del grande maestro della fantascienza: Hitler è al potere e tutto il mondo è il suo Reich.

Il signore delle mosche di William Golding (1954) L’infanizia è davvero l’età dell’innocenza? Violenze e soprusi nella società di ragazzini scampati a un disastro aereo su un’isola paradisiaca dopo.

Sottomissione di Michelle Houellebecq (2015) E se l’Europa e tutto l’Occidente fossero ormai al capolinea e l’Islam prendesse il potere anche nell’Antico Mondo?

La macchina del tempo di H. G. Wells (1895) Grazie a una macchina del tempo un inventore dell’Ottocento finisce in un futuro in cui le viscere della terra sono abitate da strani esseri notturni…

Le meraviglie del Duemila di Emilio Salgari (1907) Un viaggio nel tempo porta due scienziati nel Terzo Millennio, in una società super tecnologica, ma i cui abitanti sono alienati.

Il cerchio di Dave Eggers (2013) Oltre 1984 di Orwell. Oltre le polemiche sulla privacy che coinvolgono i nuovi giganti della rete… L’inquietante romanzo di Dave Eggers è diventato anche un film (poco riuscito…)

Fiori per Algernon di Daniel Keyes (1959) Grazie a una nuova cura è possibile rendere intelligentissimo un uomo, ma quali sono gli effetti collaterali di un tale acume?

Da poco in libreria The Store, il thriller distopico di James Patterson:cosa significa lavorare per un’azienda fantastica e super tecnologica? I due protagonisti ne conoscono tutti i lati negativi e in segreto li stanno raccogliendo in un libro….

Ragazze elettriche 
di Naomi Alderman Cosa succederebbe se le donne avessero un super potere capace di sbaragliare gli uomini?

I CLASSICI CHE POSSONO ANCORA CAMBIARE IL MONDO

I libri, se non altro quelle opere che si meritano il nome di classici, da sempre sono un nutrimento per l’anima, e in certi casi possono anche rivelarsi utili per nutrire i corpi o comunque per aiutare a vivere una vita più dignitosa. È quanto ha sperimentato lo scrittore e critico Alessandro Zaccuri nei suoi incontri pubblici, intitolati “Come non letto”, che sanciscono una positiva alleanza tra letteratura e solidarietà. Basta avere un concreto progetto di assistenza per i bisognosi, beni (non soldi) da raccogliere e un libro di cui parlare: Zaccuri racconta e interpreta, il pubblico porta in cambio la sua offerta materiale. “Come non letto è nato così”, ma adesso è cresciuto a sua volta in un libro (10 classici +1 che possono ancora cambiare il mondo, Ponte alle Grazie), i cui diritti saranno devoluti all’Associazione Nocetum di Milano.

Suddiviso in dieci capitoli più uno, affronta altrettanti capolavori della narrativa, soprattutto grandi romanzi dell’Ottocento, individuandone le rispettive tematiche fondamentali: il sogno per Don Chisciotte, la vendetta per Il conte di Montecristo, il mistero per Moby Dick, il male per Dracula e così via. Offre in questo modo un’originale chiave di lettura e suggerisce impreviste prospettive per accostarsi alle opere, e intanto incoraggia il lettore a darne una propria interpretazione (e ovviamente a leggerle o rileggerle). La grande letteratura dimostra di non solo per il piacere del singolo lettore, ma per il bene della società nel suo complesso. E se anche non vogliamo più chiamarla “impegnata”, resta capace di dare il suo piccolo contributo per rendere il mondo un posto migliore. Ecco i libri “analizzati”: Don Chisciotte: il sogno,Robinson Crusoe: il mondo,Oliver Twist: la città,I Promessi Sposi: l’Italia, Il conte di Montecristo: la vendetta, Moby Dick: il mistero, I miserabili: la giustizia, Guerra e pace: la storia, L’idiota: la santità, Dracula: il male, +1. La vita istruzioni per l’uso: il destino.

TENDENZA ASIA IN LIBRERIA

Era il 2009: nel panorama editoriale italiano si affacciava una nuova piccola casa editrice, Metropoli d’Asia, fondata da Andrea Berrini con l’intento di proporre romanzi contemporanei provenienti dai paesi asiatici. Meno di dieci anni fa, evidentemente, non erano molti gli scrittori (ad eccezione dei tanti classici e dei pochi autori contemporanei di fama, compresi la giapponese Banana Yoshimoto , e Haruki Murakami (altro bestseller giapponese, in odore di Nobel) tradotti in italiano. A fare eccezione era principalmente la letteratura indiana, già allora apprezzata da editori e lettori nostrani. Oggi le cose sembrano cambiate, e negli scaffali delle nostre librerie il numero di libri contemporanei (narrativa, ma non solo) provenienti dal vasto continente asiatico appare in significativa crescita.

Dalla Corea del Sud alla Cina, dal Giappone all’Indonesia, anche le grandi case editrici guardano con attenzione alle produzioni editoriali di questi paesi. All’ascesa economica del continente asiatico si associa anche una crescita editoriale, e una maggiore attenzione da parte dell’editoria occidentale. Non si tratta di una tendenza solo italiana: anzi, da noi si avverte meno che altrove, soprattutto nei piani alti delle classifiche, se si escludono i “soliti” pochi (per ora?) nomi. Non va però dimenticato il fatto che molti degli autori pubblicati sono nati, o si sono trasferiti da piccoli, negli Usa o in Europa e, a volte, non scrivono nella loro lingua d’origine.

Gli esempi che si possono fare sono diversi, e ci limiteremo a indicarne solo alcuni: in questi giorni Marsilio pubblica La bellezza è una ferita dell’indonesiano Eka Kurniawan, libro finalista al Man Booker International Prize: una fiaba nera, in cui i generi si ibridano, che ripercorre gli eventi che hanno segnato il ‘900 nell’isola di Giava. Kurniawan, che ha scritto romanzi, racconti, saggi, sceneggiature e graphic novel, è considerato uno dei più originali autori del Sud-est asiatico. Dopo aver fatto molto parlare con La vegetariana (opera vincitrice del Man Booker International Prize), Han Kang (nata nel 1970 a Gwangju, in Corea del Sud, e che con la sua famiglia si è trasferita a Seoul nel 1979, pochi mesi prima del massacro del maggio 1980) torna in libreria con Atti umani, sempre proposto da Adelphi, un romanzo in cui fa i conti con la pagina più cruenta del recente passato coreano. “Non mi sento di appartenere a Seoul, ma neanche agli Usa. Il mio bagaglio culturale oscilla tra l’Occidente e l’Oriente”, ha spiegato Krys Lee, coreana-americana, autrice del romanzo Come siamo diventati nordcoreani (Codice),. Lee è nata a Seul in una tradizionale famiglia coreana. Aveva all’incirca quattro anni quando i suoi fuggirono negli Stati Uniti. Restiamo in Corea, ma cambiamo genere: La guardia, il poeta e l’investigatore (Sellerio) di Jung-myung Lee (che con questo libro in patria ha venduto oltre un milione di copie, e che da noi è stato finalista al premio Bancarella 2017), è un romanzo ambientato in un campo di prigionia giapponese durante la seconda guerra mondiale: al centro della trama un omicidio, un’intricata cospirazione, due guardie, un giovane poeta e i suoi versi clandestini.
Dello stesso autore nel 2016 Frassinelli ha pubblicato La regola del quadro. A proposito di autori asiatici, sempre Sellerio nel 2014 ha pubblicato Le tre sorelle del cinese Bi Feiyu: scandito dai proverbi di Mao, dal ritmo della vita dei campi giustapposta alla frenesia delle grandi metropoli, il libro racconta la storia di tre donne che cercano di cambiare il proprio destino. Restiamo in Cina: è in uscita per Feltrinelli Ilsettimo giorno, nuovo romanzo di Yu Hua, classe ’69, una critica alle contraddizioni del capitalismo socialista: in un Paese dilaniato dal potere e dalla politica, ogni cosa e ogni strada possono avere una sola via di fuga, l’amore, inteso in tutte le sue forme.

A inizio ottobre sarà in libreria per Ponte alle Grazie La famigliaWang contro il resto del mondo di Jade Chang, saga familiare ambientata tra la Cina e gli Usa, che ricorda le atmosfere di Ogni cosa è illuminata di Foer e del film Little Miss Sunshine. L’autrice, asioamericana, è al suo (già apprezzato oltreoceano) debutto letterario. Giornalista, Chang è stata anche editor di Goodreads. Quando si parla di letteratura cinese contemporanea non si può non citare Mo Yan, premio Nobel per la Letteratura nel 2012, i cui libri sono pubblicati in Italia da Einaudi: l’ultimo è stato Quarantuno colpi, nei mesi scorsi. Memorie di un’orsa polare, che sarà in libreria per Guanda a metà ottobre, segna il debutto italiano della scrittrice giapponese Yoko Tawada. Tre generazioni di orsi polari sono gli inusitati protagonisti del libro, in cui il realismo e la favola si fondano. Tawada è nata a Tokyo nel 1960, si è trasferita ad Amburgo a 22 anni e quindi a Berlino nel 2006. Scrive sia in giapponese sia in tedesco e ha pubblicato numerosi (premiati) libri, di narrativa, poesia e saggistica, in entrambe le lingue.
Il romanzo Il giovane robot (in uscita per e/o) è ispirato alle vita del suo autore, il giapponese Sakumoto Yōsuke, colpito appena maggiorenne da una forma di schizofrenia. Nella sua lotta con la malattia si avvicina alla scrittura, fino alla pubblicazione de Il giovane robot, un bestseller nel paese del sol levante. Protagonista del libro è l’adolescente Tezaki Rei, un robot in incognito progettato per portare felicità agli esseri umani.

Sono moltissimi i filippini che scelgono di emigrare verso il Medio Oriente, gli Stati uniti o l’Europa in cerca di un futuro migliore: nei nove racconti di Famiglie ombra (Racconti edizioni), Mia Alvar, che ha vissuto un’esperienza simile, descrive le loro storie. L’autrice, nata a Manila, capitale delle Filippine, è cresciuta in Bahrein e si è poi trasferita negli Stati Uniti. I suoi racconti d’esordio sono stati scritti in inglese. Da segnalare anche il lavoro della casa editrice Atmosphere, che nella collana Asiasphere propone narrativa classica e contemporanea, con titoli come Ritorno a casa, della giornalista e scrittrice indonesiana Leila Salikha Chudori, e Stella stellina, della giapponese Ekuni Kaori. Dalla narrativa alla poesiaCielo notturno con fori d’uscita (pubblicato dalla Nave di Teseo) raccoglie 35 poesie di un giovanissimo autore vietnamita, emigrato negli Usa ancora bambino: Ocean Vuong, classe ’88, vincitore del Whiting Award con la sua antologia d’esordio, apprezzato dai critici, racconta nei suoi versi il Vietnam dilaniato dalla guerra e dal comunismo, ma anche l’intolleranza nella quotidianità di New York, come pure l’omosessualità. Passando rapidamente ai graphic novelBao Publishing ha appena fatto debuttare una collana dedica al fumetto cinese moderno (i primi libri in uscita sono stati I racconti dei vicoletti di Nie Jun e Reverie di Golo Zhao). Come logo è stato scelto l’ideogramma Bao, che in cinese significa “tesoro”. In questo contesto va citata la collana “Asia” dell’editore Add, che “propone storie e saggi per avvicinarsi a regioni del mondo che stanno vivendo una trasformazione accelerata e travolgente”. Il progetto, curato da Ilaria Benini, ha visto la pubblicazione, tra gli altri, de Il tempo del Partito, secondo volume di Una vita cinese, trilogia in cui l’artista Li Kunwu racconta la sua vita, firmando i disegni co-sceneggiati da P. Ôtié (il terzo e ultimo volume sarà in libreria a fine anno) e il saggio Myanmar. Dove la Cina incontra l’India, dello storico birmano Thant Myint-U. Spostandoci alla varia, Vallardi negli ultimi anni ha puntato molto sul Giappone: dai bestseller di Marie Kondo (Il magico potere del riordino e 96 lezioni di felicità) a libri come Manuale di un monaco buddhista per abbandonare la rabbia e  Lo zen e l’arte di mangiar bene, per fare solo due esempi. E altre novità nipponiche sono in arrivo…5.Lo sguardo dell’editoria nostrana non è più rivolto quasi esclusivamente a Occidente.

PERCHÉ "LOVE OF MY LIFE" DI FREDDIE MERCURY È POESIA

Avrebbe compiuto 71 anni Freddie Mercury. Il celebre cantautore britannico leader dei Queen è nato il 5 settembre 1946 a Zanzibar. Amato da intere generazioni per il talento vocale e la sua esuberante presenza scenica sul palco, è considerato uno dei più celebri e influenti artisti nella storia del rock. Di lui si ricordano pietre miliari della musica mondiale come Bohemian Rhapsody, Crazy Little Thing Called Love, Don’t Stop Me Now, Play the Game, Somebody to Love e We Are the Champions.

Per ricordare la sua vena poetica, il romanticismo e la dolcezza della sua opera musicale, vogliamo analizzare il testo di “Love of my life”, singolo uscito con l’album Live Killers dei Queen del 1979. La versione più celebre non è l’originale del disco A Night at the Opera del 1975, ma è la versione live cantata nel concerto svoltosi a Francoforte in Germania durante il Live Killers Tour.

L’APPELLO – “Amore della mia vita – mi hai fatto male / Mi hai spezzato il cuore e ora mi lasci / Amore della mia vita non riesci a capire”. Inizia con uno straziante appello alla propria amata la prima strofa del brano.
Versi di un amore perduto la cui emozione e dolcezza sembrano molto vicini ad alcuni versi del repertorio poetico classico. Insicurezza, dolore e disperazione vengono tramutati in musica e parole da Freddie Mercury. Appello straziante ripreso anche nella seconda strofa “Amore della mia vita, non lasciarmi / Hai preso il mio amore, e ora mi abbandoni” e rinforzato dal coro “Riportalo, riportarlo / Non portarlo via da me, perché non lo sai, cosa significa per me”.
AMORE INFINITO – Un appello a riavere indietro quella persona che dà significato alla sua vita e al tempo stesso una promessa d’amore incondizionato quello che il cantautore britannico canta nella terza strofa “Ricorderai / Quando questo sarà finito / E ogni cosa sarà andata / Quando invecchierò / Sarò lì al tuo fianco per ricordarti quanto ti amo ancora – ti amo ancora”. Versi emozionanti che parlano di un amore forte e duraturo, che va ben oltre le “volontà terrene” dei due amanti.
“Love of My Life” ha rappresentato uno dei capisaldi del gruppo nei concerti con ampia partecipazione del pubblico, durante i quali spesso musica e voce si fermavano per lasciar spazio al solo canto del pubblico. In molti attribuiscono la dedica di questi versi da parte di Freddie Mercury a Mary Austin, per molti l’unico e vero “amore della vita” del leader dei Queen, un vero e proprio punto di riferimento per lui, tanto da confidare per prima a lei la propria malattia e da assegnarle la gestione delle proprie ceneri con collocazione in un luogo segreto al pubblico.

IL DJ BOOK TEAM PER PROMUOVERE LA LETTURA SUI SOCIAL

Nel 2016 in Italia quasi 6 persone su 10 e non hanno letto nemmeno un libro. Un dato allarmante se si considerano le conseguenze sociali e civiche di una Nazione che ha pure uno dei tassi di scolarizzazione più bassi al mondo. Da qui l’idea di formare un vero e proprio team di 11 DJ italiani, i quali hanno deciso di scendere in campo mettendoci la faccia e utilizzando le loro doti migliori, ovvero voce e parole, per sostenere la lettura in maniera pop e originale. Il tutto utilizzando Facebook, il canale social più diffuso al mondo.

L’iniziativa che prende il nome di “DJ4BOOKS” (con l’hashtag dedicato #DJ4BOOKS), campagna social firmata Libreriamo, la piazza digitale di chi ama la cultura e sostenuta da CEPELL, ALI , AIB e Triboo Media, vede impegnati Rudy Zerbi, Laura Antonini e Sarah Jane di Radio Deejay, Ringo di Virgin Radio, Mauro Coruzzi alias Platinette di RTL 102.5, Rosaria Renna di Radio Monte Carlo, Daniele Battaglia di Radio 105, Petra Loreggian di RDS, Betty Senatore  e Giancarlo Cattaneo di Radio Capital e Fabio Marelli di Discoradio. “La Radio e i DJ sono un veicolo straordinario per la comunicazione – afferma Saro Trovato, fondatore di Libreriamo – soprattutto in occasione della stagione estiva. Ecco perché abbiamo chiesto ad alcuni dei principali DJ italiani di dare il loro contributo per sostenere un fine sociale così importante, qual è appunto il leggere. Uno Stato che legge poco può avere gravi problemi sociali e sociologici, primi fra i quali la mancanza di senso civico e poco senso della legalità. Non solo, una nazione che legge poco, in genere, si caratterizza anche per una carenza dal punto di vista dello sviluppo economico. Guarda caso, l’Italia sembra manifestare in pieno questi problemi.”

Ma come si svolge l’iniziativa? Ogni DJ ha realizzato un proprio video-annuncio sull’importanza e sull’emozione per la lettura e per i libri. Tutti coloro che si collegheranno sul canale Facebook di Libreriamo e andranno sulla pagina evento legata all’iniziativa potranno sostenere i video preferiti semplicemente mettendo “Mi Piace” o condividerli inserendo nel post una loro frase, un aforisma, una poesia. In tal senso, non sarà solo il “DJ Book Team” ad impegnarsi a favore di un tema così importante per la nostra Italia, ma ogni partecipante. In questo modo anche ciascun italiano può dare il contributo attivo alla campagna, contribuendo a sensibilizzare su un tema così importante per il nostro futuro e quello delle nuove generazioni. I video saran visibili oltre che sulle pagine social di Libreriamo anche sull’apposita pagina dedicata sul sito Libreriamo. Secondo l’Istat, nel 2016 in Italia circa 33 milioni di persone non hanno letto nemmeno un libro di carta in un anno, pari al 57,6% della popolazione. Quasi 6 italiani su 10 quindi non leggono, confinando il nostro Paese negli ultimi posti per quanto riguarda la lettura tra le nazioni maggiormente sviluppate. La radio, invece, si conferma un mezzo in ottima salute: secondo la rilevazione Eurisko Radio Monitor (anno 2016) il totale degli ascoltatori giornalieri delle emittenti radiofoniche italiane supera i 35,5 milioni, in crescita rispetto ai 35,0 milioni (+1,4%) dell’anno precedente.

COME FAR CAMBIARE IDEA A CHI DICE DI NON AMARE I LIBRI

Non sempre è facile far cambiare idea a chi dice di non amare i libri e la lettura, in particolare se si tratta di bambini e adolescenti. Se si è un genitore, ma anche un insegnante, un bibliotecario o un libraio, non si può fare marcia indietro dopo il primo rifiuto. Anzi, bisogna capire se il rifiuto per la lettura non nasce forse dal fatto che i libri letti finora non rispecchiano davvero i gusti della persona.

Recentemente, su Bookriot, una bibliotecaria ha raccontato la sua esperienza con ragazzi che dicono di non amare la lettura e ha riportato alcuni dei suoi trucchi per trovare libri interessanti per diversi tipi di lettori. La scrittrice e insegnante Giusi Marchetta ha segnalato sia consigli di lettura per ragazzi, sia una serie di spunti per rendere le scuole luoghi in cui far appassionare i ragazzi ai libri. Ecco allora altri consigli per avvicinare i vostri figli, studenti, clienti, alla lettura, ma applicabili anche a chi ormai a scuola non ci va più. Capire i gusti di chi ammette di non amare i libri: Non è così facile né scontato: infatti, è meglio non usare come termini di paragone altri libri o autori, potrebbe darsi che le risposte siano sempre negative. Piuttosto può essere più efficace partire da un territorio neutro, come la tv: chiedere quali serie tv ama, vi permette comunque di capire che genere di narrazione preferisce la persona. Sapere se guarda commedie, o invece se apprezza le serie sugli zombie già vi dà l’opportunità di comprendere meglio i suoi gusti. A questo punto si può partire con un romanzo adatto all’età e con tematiche che possono incuriosire il lettore riluttante.Se l’ostacolo sono le parole: Capita, in particolare ai lettori meno esperti, di essere intimoriti dal numero di pagine.

Per iniziare, una buona idea è partire con romanzi non troppo lunghi, ma anche con fumetti. Ce ne sono davvero tantissimi, avvincenti quanto romanzi non illustrati. E infine… ricordarsi, sempre, che il processo potrebbe essere lungo e faticoso, ma con un po’ di pazienza e immaginazione potrebbe dare risultati davvero inaspettati e gratificanti.

STAMPARE I LIBRI... E POI BRUCIARLI. UN PROGETTO ISLANDESE
Libri da stampare sempre in 69 copie precise, vendere nel corso di una notte di luna piena e poi… bruciare, se invenduti. Sembra un rituale particolarmente strano, ma non di meno è quanto effettivamente fanno i tipi di Tunglið, casa editrice islandese che prende proprio il nome della luna (Tunglið, in islandese, è il nome del nostro satellite). E non è questa l’unica particolarità di un editore che si sta facendo conoscere entro i propri confini nazionali per alcune pratiche molto particolari.

Specializzata nella pubblicazione di volumi di poesie e di prosa di autori islandesi del passato, Tunglið nasce dalle menti dello scrittore Dagur Hjartarson (nominato per l’European Union Literature Prize) e l’artista Ragnar Helgi Ólafsson. L’idea di una collana «effimera» è stata concepita circa tre anni fa, con l’intenzione di «formulare un piano per far apparire» alcuni dei libri inediti che avevano ricevuto e che avevano intenzione di pubblicare; e il progetto si è paradossalmente sviluppato in qualcosa che «deve coinvolgere la loro sparizione». I titoli stampati vengono presentati durante un evento (che ha luogo, come si diceva, solo quando c'è la luna piena), venduti ai partecipanti che desiderano comprarne una copia, e poi il tutto finisce con un falò («fatto solo con cognac francese di ottima qualità», ci tengono a sottolineare gli editori) con cui si salutano e si eliminano le copie invendute. «Per una sola sera gloriosa, il libro e il suo autore sono pieni di vita. E poi, la mattina dopo, tutti possono tornare a vivere la propria vita». Sebbene la connotazione legata ai libri bruciati sia soprattutto politica, e mai particolarmente positiva – per usare un eufemismo – Hjartarson e Ólafsson ci tengono a sottolineare che questi eventi non hanno alcun obiettivo di questo tipo; anzi, sono da considerarsi un «atto poetico». Quello che invece non viene mai detto, e che pure è una parte non indifferente del processo, è che questo atto poetico fa anche da cassa di risonanza e non ha nulla da invidiare ad altre strategie di marketing: tant’è che nel corso delle ultime notti di luna piena è capitato di non concludere affatto con il falò, perché tutte e 69 le copie stampate erano state vendute.
D’altronde, il mercato editoriale islandese è florido, ma non privo di competizione; i dati di qualche anno fa sottolineavano come l’Islanda fosse il Paese in cui vengono prodotti in proporzione più libri per persona. Per un editore che produce contenuti più di nicchia, dunque, diventa necessario farsi vedere (anche in maniera un po’ bizzarra, come in questo caso). E i libri in edizione «ultra limitata» non sono l’unico progetto particolare della Tunglið. L’ultima iniziativa della casa editrice è, ad esempio, l’invio di poesia per posta.

Ovviamente la periodicità è legata alle fasi lunari: i plichi vengono inviati per la seconda luna piena dell’anno. «Abbiamo pensato che sarebbe bello, un noioso lunedì mattina, uscire per prendere il giornale e trovare una busta piena di poesia» spiegano gli editori. Ci si può abbonare iscrivendosi attraverso un modulo sul loro sito, per un costo di 3.000 corone islandesi, pari a circa trenta euro. Un modo per raggiungere i lettori dentro casa, letteralmente. D’altronde la promozione editoriale e libraria sta prendendo strade sempre più varie: e se la lettura sta diventando solo una delle tante facce della riflessione e dell’intrattenimento odierno, è normale che si cerchi di mantenere il proprio spazio. Che si tratti di atti poetici o anche solo di una buona campagna promozionale.
I 10 BOOK BAR ITALIANI ASSOLUTAMENTE DA VISITARE

Da un’idea tutta americana, direttamente da New York, sono arrivati anche in Italia: book bar. Locali che sono un po’ una via di mezzo tra librerie e locali dove si possono gustare non solo pietanze dolci ma anche ben più complesse, arrivando al livello di bistrot e in alcune occasioni alla vera e propria ristorazione. La moda dall’America è passata all’Europa fino a raggiungere anche l’Italia; ve ne proponiamo alcuni assolutamente imperdibili.
La Passeggiata librocaffè di Genova – Antica chiesa del 1300 sconsacrata con sguardo sul porto dove si respira un’atmosfera quasi magica tra scaffali di libri e buon cibo. Nel locale vengono effettuati incontri letterari, presentazioni di libri e altri interessanti eventi culturali.
Biblios cafè di Siracusa – Posticino accogliente in cui trovare libri introvabili ed indipendenti. Un angolo per dedicarsi alla lettura, navigare su Internet, ascoltare buona musica e gustare il meglio dei vini siciliani o una buona cioccolata calda?
Tra le righe di Roma – Nel vivo del Quartiere Africano, a Roma, nato dall’incontro di sei amici che proprio non riuscivano a far a meno dei libri nella loro vita. Punto di ritrovo che accetta suggerimenti sui libri da aggiungere anche ai clienti e organizza anche eventi musicali e per bambini. Oltre a tenerci particolarmente ai prodotti equo e solidali.
Salotto 42 di Roma e Capri – Damiano Mazzarella, il fondatore, ha portato un nuovo modo di trascorrere le serate in un’atmosfera unica. Gli interni, il personale, i cocktail e soprattutto la musica, hanno reso questo posto un po’ di un genere. Questo marchio accogliente e appagante ha riunito la folla cosmopolita che ama trascorrere il tempo in un ambiente fresco.
Nouvelle Vague di Genova – Tutti i volumi presenti nel locale sono di libera consultazione.
La libreria, nell’arco della stagione, propone, a ciclo continuo, presentazioni di nuovi testi, con la presenza dell’autore, oltre a reading letterari, forum e dibattiti. Oltre alla normale classifica dei libri più venduti, la Nouvelle Vague propone la “specialissima” classifica del libraio, dove lo staff della libreria inserisce i libri che più ci hanno colpito tra i classici e le novità.
Zoo di Bologna – ZOO è un locale unico. Non è solo ristorazione ma anche creatività e design. Il locale rimanda ad atmosfere nordiche, le proposte culinarie varie, particolari e pensate per palati diversi.
Da ZOO si mangia (molto bene) ma si respira anche arte e buon gusto attraverso arredamento, mostre e iniziative dei gestori. Frequentato molto da studenti.
Gogol e company di Milano – E’ venuta alla luce il giorno del solstizio dell’estate 2010 dopo quasi 10 anni di incubazione. Nata dall’idea di un gruppo di amici accomunati da un grande bisogno di condivisione. Si tratta di una libreria indipendente, un luogo amichevole, di ritrovo per persone di tutte le età, dove è possibile soddisfare la propria fame di sapere e la propria curiosità, dove regalarsi del tempo di qualità senza obbligatoriamente spendere dei soldi.
Open – More than book di Milano – Uno spazio polifunzionale in cui rilassarsi. Questo spazio è una buona soluzione in mancanza di biblioteche aperte, magari nel weekend. Il prezzo di ingresso per la giornata (6€ coworking – 8€ area business) è giustificato, soprattutto nell’area business, dalla tranquillità che permette davvero di lavorare proficuamente.
Il caffè dei libri di Udine – Al Caffè dei Libri troverai personale di piacevole compagnia. Avrai la possibilità di stare seduto con il tuo giornale, acquistare un libro, conoscere persone simili a te. Potrai godere di un buon aperitivo, imparare cose nuove, interessanti, utili; riempire lo sguardo di arte, inebriarti di buoni odori.
Caffè San Marco di Trieste – Location molto particolareggiata, si respira aria di altre epoche. Non è chiaro se sia un ristorante con all’interno una libreria o viceversa e questo a dimostrazione di quanto i due ambienti siano perfettamente fusi insieme.

LA LETTURA È UNA MAGIA (CHE CI FA STARE MEGLIO)
Il sito americano Bustle, incentrato sull’attualità, la cultura, la società, lo stile e le celebrità, ha pubblicato un bell’articolo, a firma Jayson Flores, sui benefici della lettura ( lo spunto è stato offerto da una ricerca universitaria). La lettura viene paragonata all’assunzione di farmaci per ristabilire l’equilibrio psichico e innalzare il tono dell’umore, insomma viene considerata una cura per la salute mentale. Le differenze  tra l’assumere uno psicofarmaco e leggere un libro risultano tutte a favore della lettura: i libri non hanno controindicazioni o effetti collaterali; costano assai di meno delle medicine e, sebbene questo non sia sempre vero soprattutto per alcuni tipi di testi, esistono pur sempre le biblioteche, delle quali usufruire gratuitamente, oppure il prestito tra amici; i libri si possono riutilizzare più e più volte, e non scadono mai; li si sceglie liberamente e senza ricetta; la scelta è pressoché infinita e adatta a ogni caso, insomma, a ben cercarlo, c’è sempre un libro che sembra scritto appositamente per noi, per il nostro caso. Ed ecco il “penta farmaco” secondo Bustle: La lettura ci rende più empatici, immedesimarci nei protagonisti di un romanzo, e nelle loro vicende, ci fa indossare di volta in volta i panni di una donna, di un uomo, di un bambino, di un anziano; ci fa partecipare alle emozioni e ai turbamenti di un adolescente e a una crisi di mezz’età . Per di più, quando siamo coinvolti da una storia, diventiamo noi stessi medici assieme a un medico, e così archeologi, reginette di bellezza, magari un bieco manager o uno spietato agente segreto. Apprendiamo spesso nuove nozioni di storia o di geografia immergendoci magari nell’Antica Roma, nei tempi della colonizzazione inglese dell’India o nell’attuale America latina. Viaggiamo mentalmente, ci trasportiamo di qua e di là, assumiamo punti di vista diversi, scaviamo nella psicologia dei protagonisti e di conseguenza comprendiamo meglio le persone in carne e ossa. Probabilmente impariamo anche a farci comprendere meglio dalle persone, perché, con tutti gli Alter ego che abbiamo incontrato nel mondo di carta, che prende origine e spunto da quello reale, siamo abbondantemente usciti dai nostri confini naturali, e ne siamo anche rientrati. La lettura favorisce il (buon) sonno, lo si direbbe un consiglio della nonna, ma perché mai dovrebbe aver perso la sua validità, come la borsa dell’acqua calda in caso di raffreddore? Sarebbe preferibile, tuttavia, che una lettura serale con fine soporifero non sia troppo eccitante. Perciò sarebbe il caso, se desideriamo che le nostre palpebre si chiudano dolcemente e che Morfeo ci accolga, di evitare thriller, pulp e horror, e preferire un libro in cui si possa terminare un capitolo, prima di spegnere la luce, senza troppa ansia, anzi un libro con la giusta dose di descrizioni, minute e particolareggiate, con un ritmo blando, che funzionino come le tante pecorelle che, una volta,  dovevano saltare al di là del recinto. La lettura può aiutarci a fuggire dal mondo, la  protagonista di un romanzo di Tom Mc Neal dice: “A volte la copertina di un libro mi sembra la porta di un altro mondo…altre volte la botola per evadere da questo..e forse è la stessa cosa”. Perché un libro che ci piace è anche sicuramente un’evasione, è un portale spalancato su uno altro spazio e un altro tempo, è una sosta, è una pausa, un’avventura tutta nostra, una second life. La lettura ci rende più intelligenti, l’intelligenza non è solamente una facoltà e una potenzialità, bensì una specie di macchina che va oliata e nutrita con il giusto combustibile affinché proceda speditamente e non si accartocci su se stessa. Una macchina che dovrebbe percorrere continuamente nuove strade e tipi di tragitto, sperimentare diverse velocità e soluzioni perché il suo fine è produrre un comportamento adattivo  e insieme  attivo,  in grado di scegliere e non solo di subire. La lettura favorisce la nostra elasticità mentale perché ci fa appropriare di esperienze altrui le quali, interiorizzate, diventano le nostre e stimolano la nostra reattività. La lettura può aiutarci a rielaborare esperienze passate e a ottenere nuove prospettive, possiamo acquistare o prendere in prestito il libro più adatto ai nostri interessi  e al nostro vissuto del momento. Se siamo reduci da una delusione d’amore, tema frequentatissimo dagli autori, possiamo vedere come se la sono cavata gli altri, rispecchiarci negli stati d’animo della nostra eroina o del nostro eroe. Dare corpo ai nostri sentimenti attraverso l’espressione di quelli altrui ci aiuta ad esprimerli con le parole più adatte, a chiarificarli, e, se  un romanzo d’amore ci tocca il cuore,  ciò significa che quella lettura  ha già dato inizio a un processo di guarigione, perché,  col portare a galla esplicitamente quel che in noi si agita scompostamente, ne sta stimolando la  cicatrizzazione. In infiniti altri casi in cui ci sembra di oscillare, di sentirci scettici o disincantati, rassegnati o passivi, delusi o adirati, tristi o amareggiati,  il libro che fa al nostro caso ci offre la possibilità di una auto- analisi e di una meditazione profonda, di un contatto con il nostro “io” più riposto. Leggere di chi, benché nella finzione letteraria, ha vissuto esperienze simili alle nostre, le ha affrontate e magari le ha risolte, ci dà la confortante impressione che non siamo soli, che in fondo noi esseri umani ci somigliamo un po’ tutti, che gli aspetti che ci affratellano sono assai  più numerosi rispetto a quelli che ci dividono. Per di più, proprio perché le motivazioni  che spingono  le azioni umane si somigliano così tanto, la lettura può aiutarci anche a prevedere e anticipare gli sviluppi e gli esiti di un caso, e guardarlo da molteplici prospettive. Aggiungerei che la lettura è, oltretutto, un miracolo e una magia. Perché  dalle pagine di un romanzo,  magari composte venti, cinquanta o addirittura due secoli fa, ci proviene il calore delle  voci di uomini e di donne come noi, voci che ascoltiamo, con le quali conversiamo: e questo è il miracolo. E che dire della magia? Eccola: ciò che è scritto su di un libro è morto e muto, fin quando qualcuno non lo spalanca, e gli ridà vita e senso.

17 SERIE TV CHE AVRAI SICURAMENTE VISTO ISPIRATE AI LIBRI

Le serie TV appassionano da tempo il pubblico italiano sia maschile che femminile e di ogni età. Molti però ancora non sanno che molte delle serie a cui ci siamo affezionati prendono spunto da alcuni libri.  Puoi aggiungere alla tua lista i titoli riportati di seguito da Buzzfeed.

Big Little Lies – Piccole grandi bugie. La Serie TV si ispira all’omonimo libro di Liane Miorty, tra i più venduti nel 2014.

House of cards – Gli intrighi del potere. La miniserie britanica House of Cards si basa su un libro che riporta lo stesso titolo.

Dexter. La serie si basa sul libro Darkly Dreaming Dexter, il primo di una serie di romanzi di Jeff Linsday.

Tredici. La serie Netflix di successo è basata sul romanzo di Jay Asher del 2007.

Orange Is The New Black. La serie si basa sulla vita di una donna di nome Piper, che a seguito di una condanna per traffico di droga e reato di riciclaggio di denaro, si trova a trascorrere un anno in prigione.

Il mago. Il libro di Lev Grossman, al quale si ispira la serie, ripercorre le vicende dei personaggi negli anni Trenta.

The Vampire Diaries ed  iZombie, dagli omonimi libri e fumetti.

Outtlander. Il libro Otlander è stato pubblicato per la prima volta nel 1991.

Giovani, carine e bugiarde. Il teen drama è basato su una serie di giovani romanzi adulti di Sara Shepherd che coprono sedici libri.

Boardwalk Empire. Boardwalk Empire è in realtà basato su un libro, L’impero Boardwalk.

True Blood. Lo spettacolo è basato sulla serie di libri di Sookie Stackhouse.

Lucifero. Lucifero si basa sul personaggio Lucifer Morningstar nella serie di Neil Gaiman The Sandman.

The 100. Il libro si è adattato alla serie Tv prima di essere rilasciato.

Sex and The City. La serie è ispirata da una serie di vicende che Candace Bushnell ha scritto sulla vita a New York.

Hemlocke Grove.  L’adattamento di Netflix del thriller horror di Brian McGreevey è abbastanza vicino al libro.

I Leftovers. I Leftovers non è considerato un grande libro.

LIBRI FUORI-CLASSE. IL LIBRO PER L'ALTERNANZA SCUOLA LAVORO

«Una straordinaria occasione di sviluppo del settore e uno strumento importante per consentire a ragazze e ragazzi di conoscere il mondo del libro». Con queste parole Roberto Gulli, referente Aie per l’Alternanza Scuola Lavoro e presidente di Pearson Italia, commenta gli obiettivi del progetto Libri Fuori-Classe, promosso dall’Associazione italiana editori, dall’Associazione librai italiani e dall’Associazione italiana biblioteche per rispondere alle nuove esigenze nate dall’introduzione, con la legge 107 del 2015, dell’Alternanza Scuola Lavoro.

L’obiettivo è infatti quello di supportare le scuole e le aziende del settore, grazie a una serie di strumenti che consentano agli studenti di prepararsi per un’esperienza di lavoro in una casa editrice, in una libreria o in una biblioteca. Un aspetto importante da sottolineare è che Libri Fuori-Classe rappresenta il primo progetto di filiera sviluppato per l’Alternanza Scuola Lavoro. Coinvolgerà infatti il settore in tutte le sue articolazioni: gli editori attivi in ogni segmento del mercato, le librerie e le biblioteche. In questo modo, si darà la possibilità agli studenti di avere una visione organica del settore e dei diversi soggetti che vi operano, sperimentando processi di apprendimento attivi e facendo esperienze dirette nei mestieri del mondo del libro.

L’elemento centrale del progetto è la piattaforma www.librifuoriclasse.it, che sarà online in concomitanza dell’avvio del prossimo anno scolastico, dove saranno resi disponibili e liberamente scaricabili i materiali che potranno essere utilizzati a scuola e in azienda nell’ambito delle attività dell’alternanza (kit per gli editori, i librai e i bibliotecari, kit per le scuole, moduli e video appositamente selezionati che possono diventare il punto di partenza per la trattazione dell’argomento, grazie a un linguaggio vicino a quello dei ragazzi e a un approccio coinvolgente). Sul sito saranno disponibili 6 percorsi di apprendimento legati ai diversi aspetti del mondo del libro e saranno pubblicati gli elenchi delle case editrici, delle librerie e delle biblioteche dove sarà possibile svolgere i percorsi di alternanza. L’Alternanza Scuola Lavoro è un vero e proprio patto formativo tra scuola e azienda che prevede la possibilità per i ragazzi di fare un’esperienza concreta di lavoro in azienda e di applicare sul campo concetti appresi solo teoricamente. E non riguarda solo le Academic Skills, ovvero le competenze specifiche di ogni indirizzo scolastico.
Uno dei principali obiettivi dell’alternanza infatti è quello di consentire ai ragazzi di sviluppare quelle che ormai sono conosciute come Soft Skills, le competenze trasversali, fondamentali per un corretto approccio al mondo del lavoro: dall’autonomia al rispetto delle regole aziendali, dalla flessibilità alla capacità di lavorare in team. A regime, l’alternanza interesserà tutti gli studenti degli ultimi tre anni delle scuole secondarie di secondo grado, stimati in circa un milione e mezzo ogni anno e a partire dal 2018 l’aver partecipato a uno di questi progetti diventerà per gli studenti un requisito di ammissione agli Esami di stato. «Proporremo anche un modulo di impresa simulata legato alle biblioteche – aggiunge Gulli – perché la biblioteca scolastica è il luogo più naturale all’interno di una scuola per sviluppare un’esperienza in questo senso e può diventare il punto di riferimento del rapporto con il territorio».

ILLUSTRI FESTIVAL dal 26 maggio al 24 giugno

Associazione Illustri riunisce illustratori professionisti, artisti affermati, giovani emergenti, talenti che si stanno formando, illustratori alle prime armi, appassionati di questa forma d’arte. Un punto di riferimento che mette in relazione le professionalità, crea occasioni di incontro e propone mostre ed esposizioni per ammirare le eccellenze e le nuove tendenze. Il calendario di attività di Associazione Illustri prevede esposizioni personali e collettive, talk e incontri con gli artisti, letture di portfolio e il Forum, una grande rete di comunicazione dove i tesserati possono confrontarsi sui problemi e le opportunità che un illustratore incontra ogni giorno: tariffe, budget, rapporti coi clienti, strumenti di lavoro, nuove applicazioni, portfolio. E naturalmente Illustri Festival, la biennale di illustrazione che si svolge a Vicenza e che rappresenta la grande vetrina dell'illustrazione italiana. Il programma completo è su www.illustrifestival.org, ma vi segnalo oltre alla mostra:
Illustrilab, l'illustrazione sale in cattedra

Un ciclo di laboratori inediti con alcuni dei protagonisti del festival per approfondire la professione di illustratore e i processi creativi che la compongono. Un percorso didattico realizzato anche  in collaborazione con Gallerie d’Italia e pensato per stimolare gli addetti ai lavori e incuriosire semplici appassionati. Due diverse le sedi degli incontri: le sale di Palazzo Leoni Montanari in Contrà Santa Corona e i laboratori del Polo Giovani B55 in Contrà delle Barche 55 a pochi passi da Palazzo Chiericati

Salotto Illustri, Non solo illustrazione
Salotto Illustri è aperto a tutti. All'ora dell'aperitivo accomodiamoci nel salotto di Vicenza, piazza dei Signori, e incontriamo art director, artisti, manager di aziende di successo per comprendere lo straordinario contributo che l'illustrazione dà alla comunicazione visiva, alla pubblicità, al design, all'editoria.
Illustrioff

Un ricchissimo calendario di eventi OFF che arricchiscono il programma di ILLUSTRI Festival per tuffarsi in un mese di mostre, eventi, live performance, workshop ospitati da gallerie, laboratori e locali del centro storico di Vicenza che si conferma essere capitale italiana dell'illustrazione.

FESTIVAL BIBLICO  a Vicenza dal 18 al 28 maggio

Perché un festival sulla Bibbia? Un pomeriggio di primavera del 2002, il titolare della libreria San Paolo che affaccia sul centralissimo corso Palladio di Vicenza notò che, sebbene i passanti non mancassero, solo una piccola parte entrava nella libreria o si fermava a curiosarne la vetrina. Si domandò come mai accadesse questo e che cosa potesse fare lui per cambiare le cose. Gli venne un’illuminazione: cambiare la prospettiva. Perché non uscire dal negozio e andare incontro alla gente? Nello stesso periodo, alcuni parroci vicentini notavano che il sagrato e il patronato erano molto più frequentati di quanto non fosse la chiesa; conclusero che non era sufficiente rimanere fermi ad attendere le persone e che sarebbe stato più interessante e costruttivo spostarsi, mettersi in movimento. Il Festival Biblico è nato così: dall’idea di uscire e incontrare. Incontrare e confrontarsi con chiunque, credenti e non credenti, laici e religiosi, cattolici e persone che professano altre religioni. È nato dall’idea di portare la Bibbia nel mondo, di sfogliarne le pagine e le storie, di declinarne il profondo significato spirituale e la grande umanità nei linguaggi contemporanei: animazioni e performance artistiche, concerti, letture, oltre a conversazioni e approfondimenti. L’idea della Bibbia che si fa festival popolare e che nei luoghi di incontro delle città invita famiglie, giovani, imprese, istituzioni, comunità (anche religiose) e organizzazioni culturali per una festa gioiosa.

L’idea del Festival Biblico che, attraverso un tema diverso ogni anno, fa da filo conduttore tra le pagine della Bibbia e fa dialogare “il libro dei libri” con una società in continuo mutamento. Il Festival Biblico si rinnova e si mette… in cammino. Perché, come dicevano gli antichi Romani, “vivere non è necessario, ma se vuoi vivere è necessario viaggiare”.La tredicesima edizione del festival ha per tema il viaggio nelle sue numerose declinazioni, reali e metaforiche, esplorate attraverso conferenze, spettacoli, musica e reading.
Gli appuntamenti del festival a loro volta “viaggeranno”: saranno ospitati in luoghi diversi e a volte inconsueti del territorio veneto. Il titolo che abbiamo scelto per il percorso culturale di quest’anno è una traduzione non letterale del Salmo 84:
Felice chi ha la strada nel cuore


Vi aspettiamo tutti al DABAR per scoprire tanti libri ed incontrare tanti autori. Per maggiori informazioni: www.festivalbiblico.it
UOMINI E DONNE SCRIVONO DAVVERO DIVERSAMENTE?

Il maschilismo nel mondo letterario non è una novità e negli ultimi anni se ne sta discutendo sempre di più anche grazie a molti nomi della cultura che si stanno esprimendo sul tema. Negli Stati Uniti anche la statistica, si è recentemente occupata di questo argomento: il giornalista e statistico Ben Blatt, infatti, ha pubblicato Nabokov’s favourite word is mauve, un’opera in cui la letteratura viene analizzata attraverso i numeri.

L’autore ha applicato la statistica e i numeri alle opere letterarie più influenti degli ultimi secoli e le scoperte non sono mancate. Prima fra tutte quella che ha dato il nome al libro: la parola usata più frequentemente da Nabokov, infatti, risulta essere proprio “malva”. L’analisi, però, non si è fermata alle parole più frequenti nei romanzi, ma ha anche messo a confronto le opere di autori uomini con quelle di donne, proprio per capire se esiste una differenza qualitativa da far risalire al genere dello scrittore. Per prima cosa Blatt ha scoperto che nei libri scritti da donne la presenza di personaggi maschili e femminili, e di conseguenza dei pronomi “lui”, “lei”, era uguale. In quelli scritti da uomini, invece, i pronomi maschili la fanno da padroni, con un rapporto di tre per ogni “lei” utilizzato. Inoltre, gli autori di classici (uomini) descrivono molto più spesso i personaggi femminili con l’aggettivo “perduto”, rispetto a quanto non lo facciano con quelli maschili. Ritornando alle parole preferite dagli autori, cioè a quelle utilizzate almeno in metà delle opere scritte da quello scrittore e presenti almeno una volta ogni 100.000 parole, non si nota una differenza tra uomini e donne. Si passa dal “malva” di Nabokov a “bacchette” di J.K. Rowling, fino al “marmorizzato” di Virginia Woolf.

Per quanto riguarda l’utilizzo dei punti esclamativi, invece, risulta che sono gli uomini a farne un uso smodato: su 100.000 parole James Joyce ne utilizza in media 1.000. E lo stesso vale per i cliché. Gli autori che invece usano meno frasi fatte e modi di dire sono tutte donne: Jane Austen, Edith Wharton, Virginia Woolf, Willa Cather e Veronica Roth. Anche se Danielle Steel è l’autore che più spesso menziona il clima in apertura ai suoi romanzi. Ricordando che il libro non si pone l’obiettivo di riconoscere chi siano gli autori più meritevoli, ma quello di analizzare con la matematica e la statistica le opere più famose e più lette, tuttavia colpisce come, spesso, le autrici, nonostante i pregiudizi nei confronti della cosidetta “letteratura femminile”, siano le più attente a dettagli come la punteggiatura e l’utilizzo di frasi fatte.

DAVID GROSSMAN, “L’indifferenza è il male della società di oggi”

“Voltare le spalle nei confronti del prossimo è il vero problema della società di oggi. non possiamo essere indifferenti di fronte a tragedie come quella in Siria. Parla così David Grossman, celebre scrittore e saggista israeliano, protagonista a Milano di un incontro che ha avuto un gran seguito di pubblico, durante il quale ha affrontato diversi temi di attualità e di scrittura con Wlodek Goldkorn e Caterina Bonvicini.

L’autore del libro “Applausi a scena vuota” esordisce precisando la sua “non fede”, senza rinnegare per questo le proprie origini. “non mi considero religioso, sono un non credente, ho comunque delle radici ebraiche, ed è importante affermarlo: ciò permette di assumersi la responsabilità del modo in cui viviamo”. Secondo Grossman Dio è un’entità “non politicamente corretta”, che si trova di fronte a contraddizioni. “Dio ha voluto il diluvio universale, punendo tutti a causa di un pugno di peccatori. L’origine dell’umanità è cattiva: il cuore umano può diventare buono se si nutre nella maniera corretta, se il bene prevale sul male”. Il focus dell’intervento di Grossman, profondo conoscitore dell’animo umano ben analizzato nei suoi libri, riguarda l’indifferenza che c’è tra gli uomini oggi. “La realtà è troppo carica di cose – afferma l’autore – Occorre fare ordine e ribellarsi, chiamando le cose con il proprio nome. Per questo uno strumento fondamentale è il linguaggio: più una lingua è ricca di vocaboli e definizioni, più la vita ne guadagna”.

Nel mondo di oggi, secondo Grossman, sono pochi coloro che vivono all’insegna del bene, decidendo di condividere i sentimenti e gli stati d’animo degli altri, mentre molti trovano piacere nel male. “Il male oggi è l’indifferenza, voltare le spalle nei confronti del prossimo. non possiamo restare indifferenti di fronte alle tragedie che avvengono nel mondo, come ad esempio ciò che sta succedendo in Siria. E’ difficile scegliere di soffrire.”Considerato uno degli scrittori e saggisti israeliani più importanti e significativi in tutto il mondo, David Grossman ha infine parlato della scrittura come un’opportunità per la sua vita. “Scrivo sempre libri corposi. Per me scrivere è un privilegio: grazie ai personaggi che creo per i miei libri ho la possibilità di esplorare la vita degli altri esseri umani.”

CLASSICI CONTRO A VICENZA 7-8 APRILE

UTOPIA (EUROPA)
Ovvero del diventare cittadini europei


Classici Contro è un’idea che nasce dal contatto inedito tra due parole che non stanno di solito insieme. Suonano un po’ come un ossimoro o un paradosso, perché i nostri Classici li sentiamo come l’istituzione, come un qualcosa di immobile, un punto di riferimento sicuro. E invece i Classici, con un rovesciamento delle credenze e degli stereotipi, sono motore potentissimo del pensiero, ci aiutano (o ci obbligano) a metter in discussione tutto, e tramite il loro sguardo critico possono contribuire a rivoluzionare la nostra visione del presente. Lo fanno sempre, ma soprattutto nei tempi difficili i Classici mettono in gioco il loro pensiero libero che viene da lontano, un pensiero controcorrente, sicuramente diverso, che ci permette di superare le semplificazioni, di andare oltre le rigidezze dell'abitudine, per guardare meglio, con una prospettiva più ampia e anche più saggia, al nostro futuro, con spirito critico e costruttivo.

Abbiamo scelto i teatri più belli e i luoghi simbolo della cultura italiana ed europea, a partire dal Teatro Olimpico di Andrea Palladio a Vicenza: questo pensiero ci vien da lontano, perché nel teatro di Dioniso attorno ai miti, alle idee e alle parole gli Ateniesi insieme diventavano cittadini. Così a teatro i Classici Contro ci parlano ciascuno di un tema, di un’idea, di una parola che provenendo dal mondo antico possa essere di aiuto contro la deriva etica, estetica, civica e culturale del nostro proprio universo. Con i miti e le storie, ma senza nessuna mitizzazione. I Classici Contro dell'Università Ca' Foscari, in collaborazione con le Università e i Licei portano come sempre la ricerca e la parola dei classici antichi nei teatri di fronte ai cittadini per un contributo di pensiero sui problemi più scottanti del presente. In una prospettiva europea che guarda al futuro, con la consapevolezza culturale di tremila anni di pensieri e di storia che ci viene dai classici. Una risorsa da condividere tra tutti i cittadini. Questo anno i Classici Contro, dopo Xenia, hanno scelto il tema Utopia (Europa). E per questo prendiamo come spunto il cinquecentenario dell’Utopia di Thomas More: sarà un buon libro per meditare sulla nostra utopia europea. E, naturalmente, i nostri tremila anni di pensieri, proprio a cominciare dai classici antichi, forse possono aiutarci.

Nella parola "utopia" c'è una prospettiva aperta, molteplice, anche problematica: contiene un desiderio, ma c'è in essa anche il dubbio socratico dell'incertezza e la consapevolezza dei limiti. “L'Europa c'è, ma forse ciò che manca sono i cittadini. Ai cittadini europei del presente e del futuro proviamo a pensare col progetto Classici Contro 2017 Utopia (Europa) - ribadiscono il grecista Alberto Camerotto e il filologo classico Filippomaria Pontani dell'Università Ca' Foscari. Accettiamo questa sfida, con fiducia. Ma anche con attenzione, se non – almeno negli ultimi tempi – con allarme. Perché la storia qualche volta fa presto a tornare indietro ai suoi momenti peggiori. Le difficoltà che tutti abbiamo davanti agli occhi mettono in evidenza i problemi e le prospettive. Abbiamo visto l'Europa di fronte alla crisi economica, i paesi d'Europa chiudersi, incapaci di trovare una via per sostenere se stessi e per aiutare il paese più in difficoltà di tutti, proprio la Grecia.

Abbiamo visto l'Europa al collasso di fronte alla marea dei migranti e dei profughi. Ognuno per sé, muri, barriere, fili spinati: i confini sono tornati all'improvviso a innalzarsi e a dividere l'Europa. Soprattutto nei pensieri collettivi. Nessuno vuole condividere il fardello, meglio che ognuno si salvi come può per conto proprio. Vogliamo guardare al futuro, e lo facciamo a partire dai pensieri più antichi, dai nostri classici. E lo facciamo con i nostri giovani, per la nostra generazione Erasmus. Il pensiero di un’Europa unita è un’idea straordinaria, ma un’Europa dell’economia non basta, un’Europa del privilegio non ha senso. Ci vuole un’Europa dei pensieri, un’Europa dei cittadini. E, allora, ricominciare dai classici, dall'inizio della democrazia e della nostra vita insieme, ma anche dal mito di un'Europa che viene da oriente, può essere una buona via. Che sa guardare alle difficoltà senza nascondersi nulla”. Il programma di Vicenza è il seguente:

GALLERIE D'ITALIA – PALAZZO LEONI MONTANARI Venerdì 7 aprile 2017, ore 17.00
Introducono Daniela Caracciolo e Alessandra Moscheni

FEDERICA GIACOBELLO, ALICE BONANDINI fulmen in clausula LUIGI SPINA

TEATRO OLIMPICO Venerdì 7 aprile 2017, ore 20.30
Introducono Dino Piovan e Francesca Romana Berno

FILIPPOMARIA PONTANI, SOTERA FORNARO, CARLO GINZBURG
Interventi musicali a cura del Liceo Antonio Pigafetta Direzione di Michele Bettinelli

GALLERIE D'ITALIA – PALAZZO LEONI MONTANARI Sabato 8 aprile 2017, ore 17.00
Introducono Valeria Stocchiero e Nicola Curcio

ANNA TIZIANA DRAGO, RENATO CAMURRI fulmen in clausula CARMINE CATENACCI

TEATRO OLIMPICO Sabato 8 aprile 2017, ore 20.30
Introducono Andrea Rodighiero e Giuseppe Longo

MARCELLA FARIOLI, MAURO BONAZZI, GIOVANNI BIETTI con FEDERICA LOTTI
Per sempre Lisistrate, Azione teatrale del Liceo Antonio Pigafetta, a cura di Daniela Caracciolo con gli interventi musicali a cura di Antonio Graziani e Anna Maria Di Filippo

Ricordiamo che a Palazzo Leoni Montanari l'ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti, mentre per il Teatro Olimpico è obbligatoria la prenotazione al seguente indirizzo: dani.caracciolo@gmail.com

NON TI RICORDI QUELLO CHE LEGGI? ECCO 10 CONSIGLI!

Come tutte le passioni, la passione per i libri e la lettura può avere delle derive estremiste. Siamo in molti, infatti, a leggere in maniera compulsiva, sfruttando ogni secondo disponibile e rubando il tempo alla famiglia e al lavoro. Passiamo da una storia all’altra senza lasciar loro il tempo di sedimentare dentro di noi, tanto che le confondiamo e il più delle volte le dimentichiamo. Spesso, l’unica cosa che sappiamo dire di un libro che abbiamo letto è la sensazione che ci ha fatto provare. Nulla sulla trama, le ambientazioni, i personaggi e le relazioni che intercorrono tra loro. Ecco allora 10 consigli per leggere più consapevolmente.

1. Leggi ad alta voce.  Da quando si è diffusa la lettura silenziosa abbiamo cominciato a leggere molto più velocemente rispetto a prima. Le lettura ad alta voce ha tempi più distesi e permette di dare più valore alle parole. Naturalmente non è sempre possibile, considerato che spesso leggiamo in pubblico o a letto mentre le persone che vivono con noi dormono. Prova allora a compitare le parole.

2. Sottolinea. Le storie ci inghiottono e ci spingono a divorare i libri. Leggere con una matita in mano può essere utile per sottolineare le frasi più belle, i passi più significativi. Il gesto di sottolineare – come sa bene chi ha imbrattato e reso invendibili i libri su cui ha studiato – porta la mente a prestare più attenzione, a selezionare cosa vale la pena ricordare e cosa no.

3. Trascrivi. Una volta che abbiamo sottolineato e selezionato i passi più belli e avvincenti, un esercizio utile (che può fare molto bene alla nostra memoria) consiste nel trascrivere su un quaderno o su un blocchetto proprio quelle frasi che ci hanno emozionato di più.

4. Racconta. La sera, al pub, o al pomeriggio, al bar, o a pranzo, in mensa, parliamo con chi ci circonda di ogni cosa. Ecco, un altro esercizio utile è quello raccontare la storia che stai leggendo e spiegare perché un libro ti piace o meno. Enfatizzare poi i temi che tocca può dare alla tua lettura un respiro diverso.

5. Respira. Respira, appunto. Dal romanticismo abbiamo ereditato, tra le tante cose, una modalità di lettura appassionante. Non a caso, siamo sempre alla ricerca di libri che ci appassionano e dai quali non riusciamo a staccare gli occhi. Una modalità di lettura tanto affascinante quanto nociva per la nostra memoria. Poi, naturalmente, c’è chi legge un libro in una notte e se lo ricorda per filo e per segno, attirando così l’invidia di chi questa fortuna non ce l’ha.

6. Non comprare altri libri. Un’altra delle ragioni che ci spinge alla lettura veloce sta nella mole di libri che abbiamo sul comodino e nell’infinita estensione della nostra “lista dei desideri”. D’altra parte, l’editoria moderna sforna centinaia di titoli al mese e chi ama leggere vorrebbe non perderne neanche uno. Naturalmente siamo tutti consci di questo fatto ma nella pratica è difficile evitare la frenesia. Ecco, un consiglio che possiamo dare è quello di cercare di evitare di comprare nuovi libri se la tua libreria contiene già centinaia di volumi che non hai letto.

7. Rifletti. Oltre alle storie, i libri mandano un messaggio, trattano di un tema sul qualche vogliono far riflettere il lettore. Leggere consapevolmente significa innanzitutto prestare attenzione al tema centrale della narrazione e riflettere – come su consiglio dello scrittore – su qual è il nostro rapporto con la questione.

8. Rileggi. Naturalmente, con una libreria sovraffollata di libri letti e di nuove uscite anche solo ipotizzare di avere il tempo di rileggere un libro o anche solo un passo di un volume diventa utopico. Eppure ne vale la pena, perché una rilettura sposta l’attenzione dalla storia – che dovremmo già conoscere – allo stile e agli altri aspetti che a una prima e rapida lettura possono sfuggire.

9. Respira (Parte 2). Torna a respirare. Tra un libro e l’altro. Molti di noi terminato un libro ne cominciano subito un altro. Non c’è tempo da perdere, pensiamo. La vita è breve e i libri sono tanti. Ma respirare fa bene, perché oltre ad accumulare ossigeno nei polmoni ci permette di valorizzare il libro che abbiamo letto, dargli il giusto spazio.

10. Scrivi una recensione. Una volta terminato il libro, puoi impugnare la penna e cominciare a scrivere una recensione del libro. Puoi darne un giudizio di valore, accennare alla trama, affrontare e sviscerare il tema attorno al quale la storia si sviluppa, raccontare cosa ha scritto prima l’autore e quindi come si inserisce questo nuovo libro nella sua carriera, consigliare libri simili o affini. Un’attività affascinante che consigliamo a tutti di provare.

QUANTE SONO LE TRAME DEI LIBRI INVENTATE FINO AD OGGI?

Le trame dei libri sono lo scheletro cui ogni scrittore costruisce attorno la storia vera e propria. Alcune si somigliano tra loro, altre non potrebbero essere più spiazzanti e innovative. Ma quante sono le trame dei libri inventate fino a oggi? Si potrebbe pensare siano un numero vastissimo, ognuna per ogni libro scritto nella storia dell’umanità: invece un gruppo di ricercatori dell’Università del Vermont ritiene esistano solo sei trame nella letteratura inglese. Lo studio, recentemente riportato da Bustle, è stato svolto lo scorso agosto e, tramite un algoritmo che filtra i testi in base alle parole che li compongono, ha confrontato 1700 classici della letteratura anglosassone. I filtri utilizzati per sondare le storie sono tre: il primo, tramite l’analisi e il rilevamento di alcune parole, è in grado di definire la direzione emotiva del testo. Ad esempio se la scena analizzata è drammatica, comica, oppure felice. Il secondo filtro permette di distinguere tra loro le scene simili. Infine la storia vera e propria viene estrapolata, privata dai “rumori di sottofondo”, dal terzo filtro. In questo modo i ricercatori si sono trovati con i sei modelli di trama, riassumibili in questo modo: storia ascendente, storia discendente. Due strutture più complesse sono: caduta e ascesa e il suo contrario, ossia ascesa con ricaduta. Vi è poi la struttura della fiaba, a suo tempo analizzata e schematizzata da Propp: ascesa –  caduta – risalita. E lo scheletro delle tragedie classiche e shakespeariane: caduta, ascesa e ricaduta. Lo studio si è ispirato a una teoria sviluppata dall’autore Kurt Vonnegut che, ai tempi della sua laurea all’Università di Chicago, aveva proposto una tesi secondo cui alla base della letteratura esistono solo un numero limitato di storie. Allora la sua teoria venne rifiutata e ancora oggi la ricerca dell’Università del Vermont suscita qualche perplessità. A partire da alcuni limiti dello studio. Per prima cosa, i testi presi in considerazione provengono tutti dal Progetto Gutenberg, un catalogo fruibile online di testi i cui diritti sono ormai decaduti. Inoltre tutti i libri analizzati sono opere della letteratura inglese. Che in futuro lo studio si apra anche ad altri testi provenienti da diverse letterature?

L'IMPORTANZA DELLE MANI, NEL TEMPO, NON CAMBIA.

Il saggio Mani. Come le usiamo e perché (Ponte alle Grazie) di Darian Leader  racconta la storia dell’uomo a partire dal ruolo delle mani, raccogliendo numerosi esempi e aggiornate teorie sul loro uso, sui loro significati simbolici e sul rapporto tra gestualità e nuove tecnologie.
A quanto si dice, la nuova era di Internet, degli smartphone e dei personal computer avrebbe determinato cambiamenti radicali nella nostra identità e nel modo in cui entriamo in rapporto con gli altri. Gli antichi vincoli di spazio e di tempo sembrano sciolti grazie alle tecnologie digitali, che strutturano la nostra vita quotidiana. Possiamo comunicare all’istante a distanze remote e minime: parlare su Skype con un parente oltreoceano o chattare con un compagno di classe seduto al banco accanto. Video e foto scorrono attraverso il Web con un tocco di schermo, e le reti sociali trasmettono quisquilie di ogni vita pubblica e privata. In treno, sull’autobus, al bar e in automobile, nessuno fa altro: digitare e parlare, navigare e cliccare, scrollare e chattare. I filosofi, i teorici sociali, gli psicologi e gli antropologi si sono tutti espressi sulla nuova realtà che oggi, nel ventunesimo secolo, abitiamo come conseguenza di questi cambiamenti. Le relazioni sono, così si dice, più superficiali o invece più profonde, più durature o più passeggere, più fragili o più radicate. Per molti il luogo di lavoro si fa virtuale, ed emergono nuove possibilità di costruirsi la vita al di fuori del paradigma “dalle nove alle cinque”.

Possiamo usare questi cambiamenti in un modo o nell’altro: ma siamo tutti d’accordo che di cambiamenti si tratta, che il mondo è un posto diverso, che l’era digitale è, incontestabilmente, qualcosa di nuovo. Se provassimo, però, a osservare questo capitolo della storia umana attraverso una lente appena diversa? Se, anziché concentrarci sulle nuove promesse o i nuovi scontenti della civiltà contemporanea, vedessimo i mutamenti in corso innanzitutto come i primi e i principali che siano mai avvenuti nel modo in cui l’uomo utilizza le sue mani? L’era digitale ha certamente trasformato molti aspetti dell’esperienza, ma la sua caratteristica più evidente, e più trascurata, è che consente di tenere le mani occupate in molti modi inediti.

L’uso delle mani, non c’è dubbio, sta cambiando. Il proprietario della Shakespeare and Company, la famosa libreria parigina, racconta di come i suoi giovani clienti tentino di voltare le pagine facendole scorrere; la Apple ha persino fatto domanda di brevetto per alcuni gesti delle mani. La domanda 7844915, presentata nel 2007, riguarda lo scorrimento dei documenti e il gesto del pizzico per zumare; la 7479949 del 2008 riguarda vari gesti multitocco. Entrambe sono state giudicate inammissibili: non perché sia impossibile brevettare questi gesti, bensì perché erano già coperti da altri brevetti. I medici, allo stesso momento, osservano una crescita spaventosa di disturbi manuali legati all’uso di computer e telefoni: alle dita e al polso imprimiamo movimenti cui sono del tutto impreparati.

Si prevede che queste nuove abitudini comporteranno persino modifiche tanto nei tessuti duri quanto in quelli molli della mano. Finiremo per avere mani diverse, proprio come l’uso delle posate, così si sostiene, ha alterato la struttura della bocca, modificando la topografia del morso. Il morso aperto, che avevamo fino a circa duecentocinquanta anni fa, è stato sostituito dal sovramorso: grazie ai nuovi modi di tagliare il cibo che il coltello da tavola ha reso possibili, gli incisivi superiori sopravanzano l’arcata inferiore. Che il corpo sia subordinato alla tecnologia, ha un riscontro nel nome di alcuni prodotti contemporanei: in “iPad” e “iPhone” sono il pad e il phone a ricevere la maiuscola, e non l’”I”, l’io dell’utente.

Eppure, se è vero che il modo di usare le mani sta cambiando, non c’è nulla di nuovo nel tenerle impegnate. Tessere, filare, lavorare a maglia, scrivere sms: le mani hanno sempre avuto molto da fare. Al parco giochi, un tempo i genitori lavoravano a maglia o leggevano il giornale, oggi mandano messaggi o navigano. A casa, a occupare mani e dita sono i videogiochi, e nel gioco più diffuso al mondo, Minecraft, una mano sullo schermo accompagna il giocatore ovunque vada. L’incredibile popolarità del Lego non è neppur essa dovuta alle astuzie del marketing ma alla sua funzione di base: dare da fare alle mani. Una volta riconosciuta l’importanza del tenere le mani occupate, possiamo cominciare a considerare le ragioni di questa strana necessità.

Che pericolo corriamo se le mani se ne stanno senza far niente? Che funzione ha davvero la loro incessante attività? Che ruolo hanno le mani nella vita di un neonato e come cambia durante l’infanzia? Che rapporti esistono fra mani e bocca? E che cosa accade se qualcosa c’impedisce di usare le mani? Gli stati d’ansia, irritazione e persino disperazione che potremmo sperimentare in quel caso ci dimostrano che tenere le mani occupate non è questione di svago o capriccio, ma riguarda un aspetto profondo della nostra esperienza corporea. E questo ci conduce a un paradosso che attraverserà tutte le pagine che seguono. La risposta più ovvia alle domande che ci siamo appena posti è che per fare qualsiasi cosa abbiamo bisogno delle mani.
Le mani ci servono. Sono gli strumenti dell’azione esecutiva, i nostri utensili. Ci permettono di manipolare il mondo in maniera da realizzare i nostri desideri. Per votare, stipulare un accordo, confermare un’unione, mostriamo le mani, in tal misura che la mano spesso simboleggia l’agente umano cui appartiene. Nei film, gli zombie o Frankenstein camminano con le mani tese davanti a sé: non è segno di problemi alla vista, bensì di pura intenzionalità. E tuttavia, al contempo, sono proprio le mani a disubbidire. Esistono racconti e film in cui ad animarsi o indemoniarsi sono gli occhi, i piedi, persino le orecchie, ma sono di gran lunga più numerosi i casi in cui le mani – unite al corpo o recise da esso – cominciano a funzionare per conto proprio, e quasi sempre con intenzioni omicide.

Quando nei film d’orrore – da Le mani dell’altro a La casa – una parte del corpo s’indemonia, si tratta quasi sempre delle mani, controllate da una forza maligna, e non dei piedi, degli occhi o della bocca. Nella maggior parte delle opere di fantasia, le mani agiscono contrapponendosi alle volizioni coscienti dell’individuo. Compiono l’omicidio che segretamente desidera, ma che la società o l’immagine di sé gli proibiscono di compiere. Ne La mano, il fumettista interpretato da Michael Caine scopre che il massacro inflitto a coloro che l’hanno offeso è opera della sua stessa mano recisa. In altre sceneggiature, capita che le mani eseguano i voleri di un terzo, ad esempio uno spirito, o il donatore della mano trapiantata chirurgicamente. In tutti i casi, esse manifestano una divisione, una scissione, e allo sfortunato protagonista tocca combattere contro il proprio corpo. Ma scissioni del genere non si verificano nella vita di tutti i giorni? Mentre ci sforziamo per concentrarci su quello che la nostra compagna o il nostro amico ci dicono, le mani fremono dalla voglia di scrivere un sms, di controllare la posta, di pubblicare uno status su Facebook. Tutti si lamentano di essere troppo dipendenti dai telefoni, dai tablet, dagli iPad, come se le mani non potessero smettere di toccarli. La mano, la parte di noi che è simbolo dell’azione umana e della responsabilità personale, al contempo ci sfugge. Frozen, il film Disney – uno dei prodotti culturali di maggior successo di tutti i tempi –, descrive i dilemmi di una ragazza le cui mani fanno cose che lei non vuole facciano. Le mani di Elsa trasformano in ghiaccio tutto quel che toccano, e la storia racconta dei suoi sforzi per censurare, controllare e forse accettare questa parte di sé che, per parafrasare sant’Agostino, è “in lei più di lei stessa”.

TraverSocial

web design e grafiche by LorenzoPuppo